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Tumore del seno: i test genomici riducono significativamente i costi della malattia
Redazione
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I dati preliminari del primo studio di costo della patologia sul carcinoma mammario, condotto da Altems (Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica di Roma) sull’utilizzo del test Oncotype DX, evidenziano come l’utilizzo dei test genomici nel percorso di cura per le pazienti con carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce, oltre a evitare un numero consistente di chemioterapie inutili, porti a una significativa riduzione dei costi a carico sia del Servizio sanitario nazionale sia della società e dei caregiver.

La ricerca è stata presentata mercoledì 9 aprile a Roma in occasione del convegno “Next Perspectives. Dalla costellazione dei sistemi sanitari regionali ad un nuovo scenario di applicazione dei test genomici in Italia”, promosso, tra gli altri, anche dalla Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi (Foce).

Più in dettaglio, l'indagine Altems ha verificato come l’utilizzo del test genomico comporti una riduzione della spesa sanitaria e sociale da 2.106 a 906 euro (-57%), includendo tutti i livelli di rischio clinico, ovvero 1.200 euro di risparmio per singolo paziente. Per quanto riguarda i costi totali si è verificato come l’utilizzo del test genomico comporti una riduzione della spesa sanitaria e sociale da 53.517.836 a 23.044.420 euro con un risparmio di 30.473.416 euro.

I test genomici sono esami molecolari in grado di analizzare l’espressione di un gruppo di geni allo scopo di fornire un profilo più specifico del singolo tumore. «Ci consentono di identificare, con maggiore precisione, le donne che possono davvero beneficiare della chemioterapia da quelle invece che non avrebbero vantaggi clinici» spiega Francesco Cognetti, presidente Foce. Quelli per il tumore del seno «entreranno al più presto nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, che sono in corso di aggiornamento» prevede Cognetti. «Così potranno finalmente trovare una reale applicazione nella pratica clinica quotidiana e soprattutto diventare disponibili per tutte le pazienti che potranno trarne beneficio. Si segnalano, infatti, ancora difficoltà nell’accesso a esami che potrebbero essere utili a circa 13 mila donne ogni anno in Italia. Nel 2024 però – ricorda ancora Cognetti - non a tutte le pazienti è stato effettivamente prescritto il test all’inizio del percorso di cura e una parte consistente di queste pazienti, in Europa, dichiarano di non essere state sufficientemente informate sull’esistenza e utilità di questi test».

Il tumore del seno è il più diffuso e frequente nel nostro Paese dove solo lo scorso anno ha fatto registrare oltre 53.600 nuovi casi. Di questi circa il 70% presenta recettori ormonali positivi (HR+) e recettori del fattore di crescita epidermico umano 2 negativi (HER2-). È un sottogruppo di neoplasie a loro volta molto eterogenee e con i test genomici si possono ottenere informazioni più precise su quali donne sono a rischio “incerto”. Solo per quelle ad “alto rischio” la chemioterapia, in aggiunta all’ormonoterapia, diventa «inevitabile» per prevenire il rischio di recidiva di cancro dopo un primo trattamento chirurgico.

Un principio fondamentale dell’oncologia moderna è la gestione multidisciplinare della persona malata e questo «può avvenire solo all’interno di Breast Unit che siano in grado di assicurare i protocolli previsti dalle linee guida approvate dalla Conferenza Stato Regioni nel 2014» sostiene Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia. Le Breast Unit sono Centri di Senologia altamente specializzati, in cui le pazienti sono seguite da un’équipe multidisciplinare composta da radiologo, anatomo-patologo, chirurgo senologo e oncoplastico, radioterapista, oncologo, tecnici di radiologia, infermiere di senologia e data manger. «È fondamentale sensibilizzare le Istituzioni e i loro decisori, nazionali e locali – aggiunge D'Antona - affinché le possibilità di diagnosi, cura e assistenza siano ugualmente accessibili in tutti i Centri in Italia. In quest’ottica, è importante che i test genomici siano inseriti al più presto nei Lea, così da offrire a tutti i cittadini le stesse possibilità di eccellenza».

 

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