Tumori: in Italia 5 mila nuove diagnosi l’anno causate dal Papillomavirus

Il Convegno

Tumori: in Italia 5 mila nuove diagnosi l’anno causate dal Papillomavirus

di redazione

In Italia si stimano 5 mila nuovi tumori causati ogni anno dal Papillomavirus umano (Hpv) di cui quasi la metà della cervice uterina. Sono invece 2.500 i decessi per tutti i tumori dell’utero (corpo e cervice), di cui l'Hpv è uno tra i maggiori responsabili. Eliminare tutte le patologie oncologiche correlate all’Hpv è però possibile e sta già avvenendo in alcuni Paesi come per esempio l’Australia.

Venerdì 14 dicembre si è svolto a Roma il convegno “Insieme nella lotta contro il tumore della cervice uterina”, in occasione del quale i rappresentanti dei clinici e dei pazienti firmatari del Manifesto per l’eliminazione dei tumori correlati all’Hpv hanno chiesto che siano implementate le attività di prevenzione primaria, secondaria e quindi le vaccinazioni e lo screening cervicale.

Per dare una svolta concreta al Manifesto la Società italiana di igiene medicina preventiva e sanità pubblica (Siti) e la Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) si impegneranno nelle prossime settimane in una serie d’iniziative, tra cui una campagna nazionale di sensibilizzazione, soprattutto sui social media, per raggiungere giovani e genitori. L’obiettivo è favorire la prevenzione oncologica primaria e secondaria di tutti i tumori Hpv correlati attraverso messaggi semplici e chiari.

«Esiste da alcuni anni un vaccino che ha dimostrato tutta la sua efficacia nel rendere inoffensivo il virus» ricorda Roberta Siliquini, presidente della Siti. «Tuttavia, i dati del ministero della Salute sono ancora preoccupanti – avverte - e la copertura vaccinale media per Hpv è al di sotto delle soglie ottimali previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025». Siliquini osserva inoltre «un’eccessiva variabilità tra le diverse Regioni e in quasi tutte le coorti d’età». Per esempio, si passa dal 4% di maschi immunizzati in Friuli-Venezia Giulia per la coorte di nascita 2009 all’oltre l’80% registrato tra le femmine in Calabria per la coorte di nascita dello stesso anno. Eppure «l’Italia – dice Siliquini - potrebbe diventare il primo Paese europeo a eliminare il tumore della cervice uterina entro il 2030. Il nostro sistema sanitario nazionale universale ha le potenzialità per conseguire gli obiettivi fissati dall’Oms: 90% di copertura della vaccinazione da Hpv e 90% di donne eleggibili che si sottopongono a screening cervicale. Vogliamo dare il nostro contributo per incentivare in tutta la Penisola l’immunizzazione».

L’Hpv «è responsabile anche dell’88% di tutti i tumori anali e del 70% di quelli vaginali» sottolinea Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom. «Sono altre 1.100 neoplasie l’anno che potremmo evitare – aggiunge - con tutto ciò che ne consegue anche a livello di salute pubblica e di impegno di risorse del nostro Servizio sanitario nazionale. Questo insidioso agente patogeno può essere neutralizzato grazie ad alcuni semplici accorgimenti, in primis l’utilizzo del preservativo durante tutti i rapporti sessuali». Tuttavia, per risolvere il problema alla radice, secondo Cinieri sono necessari interventi mirati soprattutto per quanto riguarda gli screening. Il Pap-test è stato introdotto a partire dagli anni Settanta e recentemente è stato affiancato dall’Hpv-test: «Sono questi i principali fattori di riduzione dell’incidenza e della mortalità del carcinoma della cervice uterina. Tuttavia, in Italia meno dell’80% delle donne esegue questi esami che possono essere svolti in forma volontaria o all’interno di percorsi organizzati. Per esempio, solo il 37% delle donne invitate si sottopongono effettivamente allo screening cervicale gratuito offerto dalle Regioni».