Vaccini Covid, si cambia. Per l’Oms in questa fase non sono priorità per bambini

Nuove regole

Vaccini Covid, si cambia. Per l’Oms in questa fase non sono priorità per bambini

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Immagine: Mos.ru, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Il booster ogni 6-12 mesi resta invece raccomandato per chi è a rischio. Per gli altri bastano le prime tre dosi

Nessun dubbio sulla loro sicurezza ed efficacia. Ma in questo momento, con i contagi in discesa, le nuove varianti meno pericolosi del virus Sars-CoV-2 ancestrale e con buona parte della popolazione mondiale che ha un sistema immunitario in qualche modo addestrato contro Covid-19 perché si è già ammalato o si è vaccinato, è giunto il momento di rivedere le strategie vaccinali contro Covid. Ripensandole in un’ottica diversa da quella dei mesi passati. 

Così, nei giorni scorsi, il gruppo di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (lo Strategic Advisory Group of Experts on Immunization, in sigla SAGE) ha rivisto le relative relative all’uso dei vaccini. 

La priorità, sottolinea l’Oms, è sempre proteggere «le popolazioni a maggior rischio di morte e malattie gravi dall'infezione da Sars-CoV-2» e «il mantenimento di sistemi sanitari resilienti». Tuttavia, è giunto il momento di valutare sulla base della situazione attuale il rapporto costo-efficacia della vaccinazione Covid-19 per le persone a basso rischio, vale a dire bambini e adolescenti sani, rispetto ad altri interventi sanitari. Ma anche capire in che modo la vaccinazione contro Covid si inserisce nel contesto sociale e sanitario più ampio: per esempio come un numero elevato di richiami possa ridurre l’accettazione dei vaccini in alcune fette della popolazione oppure quanto il carico aggiuntivo della vaccinazione Covid possa pesare sui programmi di immunizzazione di routine. 

Sulla base di tutte queste considerazioni il SAGE ha classificato la popolazioni in tre classi di priorità. 

Di quella più alta fanno parte gli anziani, gli adulti con patologie importanti  come diabete o malattie cardiache, le persone immunocompremesse, come chi soffre di Hiv o ha subito un trapianto (compresi i bambini), le donne in gravidanza, gli operatori sanitari. Per loro non cambia sostanzialmente nulla rispetto a oggi: è consigliato una dose booster di vaccino ogni 6-12 mesi dall’ultima dose. Tenendo conto di un aspetto, precisa l’Oms: queste indicazioni hanno un orizzonti temporale di breve-medio termine. Non significa per forza che siano il preludio di una strategia di vaccinazione annuale sullo stile dell’influenza stagionale. 

La seconda classe di priorità è quella degli adulti sani e dei bambini e adolescenti con comorbidità. Per loro è consigliato il ciclo di vaccinazione primario più la terza dose. I richiami aggiuntivi, per quanto sicuri, non sono raccomandati in questa fase. 

Infine, i bambini e gli adolescenti sani, vale a dire la fascia di età dai 6 mesi ai 17 anni. L’Oms chiarisce che i vaccini in questa fascia di età sono sicuri ed efficaci. Tuttavia, visto il loro rischio relativamente più basso rispetto al resto della popolazione e la situazione epidemiologica attuale, l’Oms non consiglia in questo momento la vaccinazione generalizzata. “I Paesi dovrebbero considerare il loro contesto specifico nel decidere se continuare a vaccinare gruppi a basso rischio, come bambini e adolescenti sani, senza compromettere i vaccini di routine che sono cruciali per la salute e il benessere di questa fascia di età”, ha detto Hanna Nohynek, a capo del SAGE.

Nelle nuove raccomandazioni, anche un’indicazione specifica per le donne in gravidanza: dovrebbero fare un richiamo se sono trascorsi più di sei mesi dall’ultima dose:  «La vaccinazione delle donne in gravidanza protegge sia loro sia il feto, contribuendo nel contempo a ridurre la probabilità di ricovero dei neonati per Covid-19», dice l’Oms.