Alzheimer: a causarlo potrebbe essere un’infezione alle gengive?

Più che un'ipotesi

Alzheimer: a causarlo potrebbe essere un’infezione alle gengive?

Lo studio su Science Advances si spinge più avanti delle ricerche precedenti: non c’è solo un’associazione ma un legame di causa ed effetto. Il batterio P.gengivalis danneggerebbe direttamente il cervello. Ma, forse, c’è un modo per bloccarne l’azione. I primi test sugli animali hanno funzionato

di redazione

Spazzolino, dentifricio e filo interdentale. È difficile a credersi ma potrebbero essere questi gli strumenti per prevenire l’Alzheimer. Sì perché l’insospettabile associazione tra la malattia neurodegenerativa e le infezioni gengivali sta trovando sempre più conferme. Le ultime prove in suo sostegno arrivano da uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances che propone, già nel titolo, un’ipotesi ancora più spinta delle precedenti: il batterio Porphyromonas gingivalis responsabile delle gengiviti viene indicato come una possibile causa diretta dell’Alzheimer. 

È vero che lo scorso ottobre un articolo su PlosOne aveva già preparato il terreno dimostrando che i patogeni P. gengivalis possono trasferirsi dalla bocca al cervello e che in quel caso si osserva un aumento di placche beta-amiloidi e di processi neuroinfiammatori nel cervello. Quella ricerca però si concludeva lasciando margine al dubbio: gli scienziati non potevano assicurare che la migrazione dei batteri fosse la causa diretta della neuropatologia. 

Oggi, invece, viene audacemente sostenuto un possibile legame di causa ed effetto tra parodontite e Alzheimer. 

Il nuovo studio è stato sponsorizzato dalla start up biotech Cortexyme di San Francisco fondata dalla psichiatra Stephen Dominy che è il primo firmatario dello studio. 

I ricercatori hanno osservato la presenza del batterio P.gengivalis  nei 50 campioni di tessuto cerebrale di pazienti con Alzheimer deceduti e hanno trovato il Dna dei microbi nel liquido cerebro-spinale di pazienti vivi. 

Non solo. Nel 90 per cento dei campioni di cervello con Alzheimer sono state trovate tracce evidenti dell’enzima prodotto dal batterio chiamato gingipain. A maggiori quantità dell’enzima corrispondevano maggiori quantità della proteina tau e dell’ubiquitina, entrambe coinvolte nella malattia di Alzheimer. Un dato interessante: piccole tracce di gingipain e delle due proteine, tau e ubiquitina, sono state rinvenute anche nei campioni di tessuto cerebrale di 50 persone anziane decedute che non avevano sofferto della malattia neurodegenerativa. Ciò dimostra, dicono gli autori, che le infezioni di P. gingivalis nel cervello non possono essere attribuite a una scarsa igiene orale dovuta alla distrazione dei pazienti affetti da Alzheimer. Si tratterebbe piuttosto dei primi segnali della malattia che può impiegare anni prima di svilupparsi.

Per scoprire se i batteri erano all’origine dell’Alzheimer, gli scienziati hanno ricoperto le gengive di topi sani con P. gingivalis a giorni alterni per 6 settimane fino a provocare l’infezione. 

Cosa è successo al cervello degli animali? I ricercatori hanno osservato tre fenomeni significativi: il passaggio dei batteri dalla bocca al cervello, una consistente moria di neuroni e livelli della proteina beta-amiloide  superiori alla norma. 

Proseguendo gli esperimenti in laboratorio, gli scienziati hanno notato che gli enzimi gingipain danneggiavano la proteina tau favorendo la formazione dei grovigli tipici dell’Alzheimer. 

La buona notizia, che se confermata aprirebbe la strada a una potenziale cura, è che il deleterio processo può essere bloccato. Somministrando ai topi un farmaco che inibisce l’azione di gingipain, il cervello viene ripulito dai batteri meglio di come farebbe un tradizionale antibiotico. Con conseguenze finora inimmaginabili: si riduce la produzione di beta-amiloide e si interrompe il processo neurodegenetivo salvando la vita ai neuroni dell’ippocampo. 

«Questi dati - scrivono gli autori - suggeriscono che gli inibitori dei gingipain potrebbero essere preziosi per il trattamento della colonizzazione del cervello di P. gingivalis e della neurodegenerazione nella malattia di Alzheimer. I risultati di questo studio offrono la prova che P. gingivalis e gingipain nel cervello svolgono un ruolo centrale nella patogenesi dell'Alzheimer, fornendo un nuovo possibile scenario per il trattamento della malattia». 

Gli scienziati sono al lavoro su un farmaco che ha come bersaglio terapeutico gli enzimi prodotti dal batterio.  I primi test su nove volontari umani hanno dimostrato che il prodotto è sicuro e capace di migliorare le capacità cognitive. Uno studio più ampio dovrebbe partire a breve.