Con amici e familiari condividiamo anche il microbioma

La scoperta

Con amici e familiari condividiamo anche il microbioma

pexels-tima-miroshnichenko-5813746.jpg

Immagine: Photo by Tima Miroshnichenko: https://www.pexels.com/photo/a-family-sitting-on-the-sofa-watching-tv-5813746/
di redazione
Uno studio internazionale guidato dal dipartimento Cibio dell’Università di Trento mostra che alcuni elementi del microbioma umano vengono ampiamente trasmessi tra individui attraverso il contatto sociale. I microbi del microbioma orale sono quelli che si diffondo maggiormente

Fanno parte di noi, ma sono liberi di muoversi, diffondersi nell’ambiente, passare da una persona a un’altra. I miliardi di batteri e di altri microbi che costituiscono il microbioma di ogni individuo non sono incollati all’organismo come una seconda pelle, si staccano e vanno in cerca di ospitalità altrove. Ora uno studio internazionale guidato dal Dipartimento Cibio dell’Università di Trento e pubblicato su Nature ha ricostruito gli spostamenti del microbioma umano scoprendo che alcuni microrganismi che ne fanno parte si diffondono abbondantemente fuori dalla “casa madre” trasmettendosi tra gli individui attraverso le interazioni sociali. 

La ricerca, che ha coinvolto 18 istituzioni di tutto il mondo, è la più ampia e dettagliata mai condotta finora sulla trasmissione del microbioma umano. 

I ricercatori sono riusciti a tracciare un quadro puntuale tanto della trasmissione verticale (tra generazioni) che di quella orizzontale, tra persone a stretto contatto, come partner, figli, amici. E lo hanno fatto grazie all’analisi di 9mila campioni di feci e di saliva provenienti dai partecipanti di 20 Paesi differenti. Tra i risultati ottenuti, c’è la conferma di aspetti già noti:  il primo passaggio del microbioma avviene alla nascita. In questo caso si tratta dell’acquisizione dei microbi materni, un bagaglio iniziale fondamentale per la salute perché accompagnerà l’individuo per un lungo periodo di tempo, procurandogli vantaggi o  svantaggi a seconda della sua composizione. Molti altri microbi invece verranno acquisiti più tardi. Come? Una delle vie di trasmissione più frequente in età adulta è il contatto con altre persone, i compagni di vita, gli amici, i colleghi di lavoro ecc… Più tempo si passa insieme, maggiori sono le probabilità di trasmissione.

«In età adulta, le fonti dei nostri microbiomi sono per lo più le persone con cui siamo a stretto contatto. La durata delle interazioni, si pensi ad esempio a studenti o partner con cui si condivide un appartamento, è grosso modo proporzionale al numero di batteri scambiati», ha affermato Nicola Segata a capo del gruppo di ricerca.

Ma non tutti i tipi di microbiomi si trasmettono allo stesso modo. I microbi del microbioma orale presenti nella saliva, per esempio, sono quelli che passano più facilmente da una persona a un’altra. La loro modalità di trasmissione è quasi esclusivamente orizzontale: la contaminazione tra madre e figlio alla nascita è minima. Al contrario il passaggio del microbioma intestinale avviene esclusivamente (o quasi) per via verticale.

«Abbiamo trovato prove di una vasta condivisione del microbioma intestinale e orale legata al tipo di relazione e allo stile di vita. I risultati suggeriscono che le interazioni sociali modellano effettivamente la composizione dei nostri microbiomi. Abbiamo anche scoperto che alcuni batteri, soprattutto quelli che sopravvivono meglio al di fuori del nostro corpo, vengono trasmessi molto più spesso di altri. Alcuni di questi sono microbi di cui sappiamo ben poco a cui non è stato neanche assegnato un nome. Questo ci spinge a studiarli meglio: abbiamo ancora molte domande senza risposta sui meccanismi di trasmissione del microbioma e su come questo influisce sulla nostra salute», ha dichiarato Mireia Valles-Colomer, che sta seguendo un post-dottorato al Segata Lab dell’UniTrento, principale autore dello studio. 

La scoperta di uno scambio così frequente di microbi del microbioma tra persone con cui si hanno contatti prolungati e ravvicinati potrebbe portare a ipotizzare che alcune malattie considerate finora “non trasmissibili” siano invece, almeno in una certa misura, “trasmissibili”, favorite cioè dalla trasmissioni di microbi “cattivi” del microbioma di altre persone.