Esiste una correlazione tra obesità infantile e pancreas grasso. E quando questa si presenta i bambini hanno un rischio cinque volte maggiore di andare incontro a diabete da adulti. Lo dimostra per la prima volta una ricerca dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù che ha indagato la frequenza e le implicazioni del pancreas grasso in un gruppo di bambini obesi. Secondo i risultati, pubblicati su Clinical Endocrinology, un bambino obeso con fegato grasso su due presenta accumuli di grasso anche nel pancreas e questa condizione apre la strada all'insulinoresistenza e quindi al diabete.
L'obesità si associa sempre più anche nei bambini a patologie "nuove", prima appannaggio esclusivo dell'età adulta, come diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica, Nafld o steatosi epatica, malattie cardiovascolari e la steatosi pancreatica, cioè l'accumulo di grassi nel pancreas. Una condizione di cui si sa poco: studi condotti sugli animali riportano che una dieta ricca in grassi determina un accumulo di grasso all'interno del pancreas causando un danno infiammatorio e fibrotico a carico dell'organo.
Negli adulti, i dati disponibili mettono in relazione la steatosi pancreatica con l'obesità, l'insulino-resistenza, il diabete tipo 2 e la sindrome metabolica. Inoltre, è stata avanzata una possibile correlazione tra fegato grasso e steatosi pancreatica. I ricercatori del Bambino Gesù hanno voluto capirci di più indagando quanto la steatosi pancreatica sia diffusa tra i bambini obesi e le sue implicazioni. I risultati dimostrano che questa condizione è presente nella metà dei bambini con eccesso ponderale e fegato grasso. I dati evidenziano anche che si associa a forme di insulino-resistenza più severe, con un rischio di presentare iperinsulinismo 5 volte maggiore rispetto ai pazienti senza accumuli di tessuto adiposo nel pancreas. E cioè un maggiore rischio di sviluppare in età giovanile-adulta un diabete mellito di tipo 2.
Secondo Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epatometaboliche del Bambino Gesù, la ricerca suggerisce l'importanza della diagnosi precoce e dello screening mirato. «Questo consentirà di individuare celermente i pazienti a maggior rischio di sviluppare complicanze metaboliche precoci e quindi più bisognosi di programmi di intervento mirati. I pazienti con steatosi pancreatica devono essere dunque considerati un gruppo "a rischio" per lo sviluppo di un danno epatico e metabolico più severo, e a maggior rischio di sviluppare diabete mellito tipo 2», spiega Nobili. «Lo studio in questione è di estrema importanza perché aggiunge un ulteriore tassello a quello che risulta essere il "puzzle" della sindrome metabolica come anticamera del diabete di tipo 2 nell'adulto, commenta Marco Cappa, responsabile di endocrinologia del Bambino Gesù. «In particolare ci spiega, almeno in parte, perché solo alcuni dei bambini obesi con iperisulinismo sviluppano in età adulta il diabete di tipo 2. Se il dato della steatosi epato-pancreatica si associa al diabete di tipo 2 del giovane adulto si avrà la dimostrazione che la causa primaria scatenante la malattia diabetica parte dalla infiammazione scatenata dalla steatosi».
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