Dal cancro alle malattie autoimmuni. Tutte le potenzialità dell’mRNA, dopo i vaccini anti-Covid

Nuovi approcci

Dal cancro alle malattie autoimmuni. Tutte le potenzialità dell’mRNA, dopo i vaccini anti-Covid

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Immagine: by <a href="https://pixnio.com/media/cure-focus-medical-care-medicines-need"> Bicanski</a> on <a href="https://pixnio.com/">Pixnio</a>
di redazione
Il messaggio viene consegnato, le istruzioni vengono recepite, il messaggero se ne va. È così che l’mRna riesce a far fare alle cellule quello che vuole. Che nel caso dei vaccini anti-Covid significa produrre le proteine spike. Ma le istruzioni potrebbero variare a seconda delle malattie

È la tecnologia del momento, venuta alla ribalta con i vaccini anti Covid-19 di Pfizer-BioNTech e Moderna. Ma l’idea di sfruttare l’Rna messaggero per far fare alle cellule, in sostanza, quel che si vuole era nata negli anni Novanta nei laboratori dell’Università della Pennsylvania dove la ricercatrice di origine ungherese Katalin Kariko aveva cominciato a valutare la possibilità di usare l’mRna nelle terapie geniche. Ora, affinata e abbondantemente rodata nella prevenzione dell’infezione da Sars-Cov-2, la nuova arma è pronta per essere testata in altre storiche battaglie della medicina. A partire da quelle contro vecchi nemici, come l’Hiv, il cancro, le malattie autoimmuni e quelle genetiche. 

I vaccini

L’Rna messaggero funziona come una ricetta scritta su un foglio di carta  che viene gettato via una volta completata la preparazione del piatto. Mentre il Dna, per proseguire con una delle metafore preferite dagli scienziati, è il libro di cucina che resta intatto dopo ogni performance culinaria. 

Nel caso dei vaccini anti-Covid le molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) consegnano alle cellule “la ricetta” per sintetizzare le proteine spike, quelle che servono al virus per entrare nell’organismo. Le nuove proteine, prodotte seguendo diligentemente le istruzioni ricevute, inducono il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici capaci di bloccare le proteine spike e di impedire, di conseguenza, l’ingresso del virus nelle cellule. La ricetta scompare, ma il prodotto cucinato, ossia la risposta immunitaria, resta.  

Questa stessa strategia, che si è rivelata vincente contro il virus Sars-Cov.2, è già in fase di sperimentazione per la realizzazione di nuovi vaccini antinfluenzali universali, capaci cioè di garantire protezione una volta per tutte contro virus che mutano rapidamente. 

Nel laboratorio della Penn University guidato da Katalin Kariko sono allo studio anche due vaccini contro l’Hiv, il virus ingestibile per eccellenza data la sua capacità di mutare rapidamente, e contro l’herpes genitale. 

Gli stessi ricercatori hanno anche studiato vaccini a mRna contro Ebola, virus Zika, rabbia e citomegalovirus. E gli scienziati sperano che la nuova tecnologia possa mettere fine alle infezioni del virus respiratorio sinciziale che sono altamente pericolose per i neonati e per le persone anziane e a quelle del metapneumovirus responsabile di polmoniti. 

Potenzialmente con la tecnologia a mRna potrebbero venire prodotti vaccini contro la malaria, la tubercolosi e altri virus rari come il virus Nipah. Infine c’è la possibilità di realizzare un vaccino pan-coronavirus, in grado di proteggere contro le infezioni provocate dai diversi tipi di coronavirus, quelli all’origine di Covid, Sars, Mers o dei futuri raffreddori. 

Cancro

Cambia il bersaglio, ma il piano d’azione resta lo stesso. Qui si tratta di istruire le cellule dell’organismo a produrre anticorpi contro uno specifico recettore tumorale. E l’mRna potrebbe essere in grado di farlo. Moderna sta sperimentando in fase 1 un vaccino contro il cancro che prende di mira alcune mutazioni sulle cellule tumorali e BioNTech ha attualmente in fase sperimentale otto potenziali trattamenti anti tumorali basati sull’mRna. 

Malattie autoimmuni

Le terapie attuali funzionano frenando gli eccessi della risposta immunitaria e provocando di conseguenza un indebolimento delle difese che espone i pazienti a un maggior rischio di infezioni. 

L’azienda BioNtech ha avviato la sperimentazione sui topi di una terapia a mRna per la sclerosi multipla. I primi risultati sono promettenti: il trattamento impedisce al sistema immunitario di attaccare la mielina bloccando così sul nascere lo sviluppo della malattia.

Terapia genica

Sostituire il gene difettoso con quello che funziona in modo corretto. 

Sono anni che ci si prova, ma a eccezione di alcune malattie degli occhi e altre malattie con deficit delle difese immunitarie (“bambini bolla”), non si sono ottenuti i successi sperati. Perché è molto difficile riuscire a effettuare la correzione nel punto esatto del difetto senza produrre effetti collaterali permanenti. 

L’mRna potrebbe essere una valida alternativa alla tradizionale terapia genica. I primi esperimenti sui topi lasciano intravedere delle potenzialità, per esempio, nel trattamento dell’anemia falciforme.  L’mRna potrebbe essere usato per correggere le istruzioni inviate alle cellule del midollo osseo inducendole a produrre globuli rossi dalla forma normale e non dall’aspetto falciforme tipico della patologia.  

L’azienda Shire Pharmaceuticals ha avviato la sperimentazione di un trattamento a mRna contro la fibrosi cistica. 

La malattia di Lyme

Ci sono anche le malattie trasmesse dalle zecche nella lista delle possibili applicazioni della nuova tecnologia. In questo caso la “ricetta” potrebbe prevedere la produzione di proteine ​​della saliva delle zecche che inducano una difesa contro l’eventuale morso. L’insetto morirebbe prima di poter trasmettere l’infezione. Così potrebbe funzionare, per esempio, un vaccino contro la malattia di Lyme provocata dal batterio Borrelia burgdorferi veicolato dalla puntura di una zecca.