Carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile: nuovi dati positivi dal regime perioperatorio con nivolumab e chemioterapia

Esmo 2023

Carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile: nuovi dati positivi dal regime perioperatorio con nivolumab e chemioterapia

di redazione

Nello studio di Fase 3 CheckMate -77T, al follow-up mediano di 25,4 mesi, nivolumab con chemioterapia in neoadiuvante seguito da chirurgia e nivolumab in adiuvante post intervento hanno ridotto il rischio di recidiva di malattia, progressione o morte del 42% nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile.

I nuovi dati sono stati presentati al Congresso della European society for medical oncology (a Madrid fino al 24 ottobre).

Nivolumab e chemioterapia in neoadiuvante hanno mostrato inoltre un miglioramento degli endpoint secondari di efficacia di risposta patologica completa e risposta patologica maggiore.

Lo studio è tuttora in corso per determinare l’altro endpoint secondario di sopravvivenza globale. I tassi di chirurgia definitiva erano del 78% con il regime a base di nivolumab rispetto al 77% con chemioterapia e placebo, con la resezione completa raggiunta nell’89% rispetto al 90% dei pazienti, rispettivamente. Il profilo di sicurezza del regime a base di nivolumab è risultato coerente con gli studi riportati in precedenza.

«Molto soddisfatta» dei risultati dello studio si è detta Tina Cascone, professoressa di Thoracic/Head and Neck Medical Oncology alla University of Texas MD Anderson Cancer Center, in particolare del fatto che «la continuazione di nivolumab in adiuvante dopo l’intervento chirurgico possa migliorare ulteriormente i risultati e fornire un beneficio potenzialmente più duraturo per i nostri pazienti. I risultati dello studio CheckMate -77T sono promettenti per i medici, i pazienti e per le loro famiglie».

I dati dello studio «rafforzano il nostro impegno a trattare il cancro nelle fasi più precoci della malattia, nella speranza di aiutare i pazienti a ottenere un beneficio duraturo» commenta Abderrahim Oukessou, vicepresidente Thoracic cancers global program lead di Bristol Myers Squibb.