Nel carcinoma uroteliale pembrolizumab più enfortumab vedotin riduce il rischio di morte rispetto alla chemioterapia

Esmo 2023

Nel carcinoma uroteliale pembrolizumab più enfortumab vedotin riduce il rischio di morte rispetto alla chemioterapia

di redazione

Nel carcinoma uroteliale l’immunoterapia in combinazione con un farmaco immunoconiugato, in prima linea, riduce di oltre la metà il rischio di morte rispetto alla chemioterapia. Lo dimostrano i risultati dello studio di Fase 3 KEYNOTE-A39 (conosciuto anche come EV-302), condotto da MSD in collaborazione con Seagen e Astellas, presentati al Congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo, a Madrid fino al 24 ottobre).

L'impiego di pembrolizumab più enfortumab vedotin, inoltre, ha portato a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS), riducendo il rischio di progressione di malattia o di morte del 55% (PFS mediana 12,5 mesi rispetto a 6,3 mesi, rispettivamente). I risultati erano consistenti in tutti i sottogruppi predefiniti, compresi i pazienti eleggibili o non eleggibili al trattamento con chemioterapia a base di cisplatino, in presenza di un’espressione elevata o bassa di PD-L1 e in presenza o assenza di metastasi al fegato.

Nel 2022, in Italia, sono stati stimati 29.200 nuovi casi di tumori della vescica, di cui oltre il 90% è costituito da carcinomi uroteliali.

«La chemioterapia a base di platino, di fatto, viene “scalzata” in modo netto dai risultati ottenuti con la combinazione pembrolizumab più enfortumab vedotin» commenta Andrea Necchi, direttore dell’Oncologia genitourinaria all’ospedale San Raffaele di Milano e professore di Oncologia all’Università Vita-Salute San Raffaele: «Con questo nuovo approccio terapeutico, infatti la sopravvivenza globale mediana è quasi raddoppiata e supera i trenta mesi. E il rischio di morte viene dimezzato. Questi risultati sono davvero sensazionali, potenzialmente cambiano la pratica clinica e l’intera strategia terapeutica. Siamo di fronte a una svolta storica della cura in prima linea della malattia avanzata».

Lo studio KEYNOTE-A39 è alla base delle richieste regolatorie globali e rappresenta il trial di conferma per l’attuale approvazione accelerata negli Stati Uniti di pembrolizumab più enfortumab vedotin come trattamento di prima linea per i pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non eleggibili alla chemioterapia con cisplatino.

«Il nostro obiettivo è prolungare la vita dei pazienti colpiti dal cancro – sottolinea Eliav Barr, vicepresidente senior e direttore di global clinical development di Merck Research Laboratories - e questi risultati inequivocabili dello studio KEYNOTE-A39, che mostrano che pembrolizumab più enfortumab vedotin ha ridotto il rischio di morte della metà rispetto a chemioterapia, sono importanti per i pazienti e per la comunità medica» e «hanno il potenziale di cambiare il paradigma terapeutico del carcinoma uroteliale avanzato non trattato in precedenza, indipendentemente dall’eleggibilità al cisplatino».