Le cellule immunitarie “corrotte” che aiutano il tumore a entrare nei polmoni

Lo studio

Le cellule immunitarie “corrotte” che aiutano il tumore a entrare nei polmoni

I macrofagi, le cellule immunitarie “spazzino”, si lasciano corrompere dal tumore e invece di ostacolarne lo sviluppo finiscono per aiutarlo a introdursi nei polmoni. Questo processo avviene allo stadio iniziale. Bloccandolo si impedirebbe alla malattia di diventare più aggressiva

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Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

La prima mossa per ambientarsi in un luogo nuovo è farsi gli “amici giusti”, quelli capaci di aiutare l’intruso a inserirsi rapidamente in un  contesto a lui estraneo. Ed è proprio quello che fa il carcinoma polmonare adottando una strategia che sembra studiata a tavolino: nei primissimi stadi del suo sviluppo il tumore recluta alcune cellule del sistema immunitario incaricate di contrastarlo, se le fa amiche e le convince ad aiutarlo a invadere i polmoni. In poche parole, le corrompe piegandole ai suoi scopi.

Non è la prima volta che si osservano i tumori adottare questa strategia di corruzione. Questa volta l'hanno descritta ricercartori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, a New York, su Nature

I macrofagi, le cellule immunitarie “spazzino” incaricate di eliminare i rifiuti dai tessuti, cambiano ruolo non appena il tumore inizia a formarsi e invece di ostacolarne la diffusione finiscono per aiutarlo a invadere i polmoni. Gli scienziati hanno analizzato a livello cellulare i campioni del tessuto polmonare e del tessuto sano circostante di 35 pazienti affetti da tumore ai polmoni sottoposti a intervento chirurgico. Scoprendo che i macrofagi giocavano un ruolo chiave nell’aiutare il tumore a invadere i polmoni. In sostanza, grazie all’azione “traditrice” dei macrofagi, il tumore riesce a nascondersi al sistema immunitario e proliferare passando alle fasi successive del suo sviluppo, quelle senza possibilità di regressione.  Lo stesso fenomeno è stato osservato nei topi. Ed è un bene, perché così gli scienziati possono cominciare a testare sugli animali terapie mirate contro i macrofagi per impedire alle cellule immunitarie di “passare al nemico” e favorire lo sviluppo del tumore all’interno degli stessi tessuti che in realtà dovrebbero proteggere.   

I dati epidemiologicici dicono che la metà di tutti i pazienti con tumore polmonare in fase iniziale sperimenta una recidiva e che quando il tumore si ripresenta è molto difficile eliminarlo. Per questa ragione, riuscire ad attaccare il cancro in una fase iniziale potrebbe ridurre notevolmente il rischio di ricadute e aumentare la sopravvivenza alla malattia. Gli efficaci programmi di screening utilizzati dai ricercatori del Mount Sinai Hospital renderebbero possibile identificare quei pazienti con lesioni precoci che potrebbero beneficiare della terapia mirata sui macrofagi. 

«I risultati di questo studio aiuteranno a ideare strategie di immunoprevenzione per prevenire la progressione del tumore nei pazienti a rischio riprogrammando i macrofagi e uccidendo il tumore senza intervento chirurgico», ha dichiarato Miriam Merad, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, a capo dello studio.