Contro le emorragie arrivano le piastrine artificiali a base di nanoparticelle

Innovazione

Contro le emorragie arrivano le piastrine artificiali a base di nanoparticelle

Platelet_Ball.jpg

Immagine: Ezrado, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Le piastrine artificiali potrebbero sopperire alla carenza di quelle naturali e salvare vite umane bloccando rapidamente anche le più gravi emorragie. I primi test sugli animali sono incoraggianti. Le piastrine sintetiche simulano in tutto e per tutto il processo di coagulazione

Fermare le emorragie è il compito delle piastrine, quei piccoli frammenti di cellule coinvolti nel processo di coagulazione del sangue. Non sempre ce ne sono a sufficienza per evitare il dissanguamento. 

Ora i ricercatori della Case Western Reserve University hanno annunciato di essere riusciti a realizzare piastrine sintetiche perfettamente funzionanti in grado di formare rapidamente i provvidenziali coaguli di sangue che possono salvare la vita in presenza di una ferita profonda. 

Si tratta di nanoparticelle che favoriscono la formazione di una rete proteica capace di stabilizzare i coaguli di sangue e aiutare così a fermare l'emorragia.

Le piastrine artificiali, chiamate dagli scienziati “platelet-mimicking procoagulant nanoparticles” ("nanoparticelle procoagulanti che imitano le piastrine) sono state descritte su Science Translational Medicine. I primi test sugli animali hanno dato risultati incoraggianti: una volta entrate in azione hanno permesso la formazione rapida di coaguli di sangue riuscendo a bloccare l’emorragia anche quando le piastrine naturali erano carenti. 

Il sangue, spiegano i ricercatori nello studio, è formato da quattro componenti: il plasma, i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. 

Le piastrine sono responsabili del processo di coagulazione del sangue:  appena avviene una lesione, le piastrine si “precipitano” raccogliendosi rapidamente nel punto della ferita, aderiscono al rivestimento del vaso sanguigno danneggiato raggruppandosi per formare una sorta di tappo e a quel punto aumentano la produzione di di fibrina, una rete proteica insolubile che rallenta il sanguinamento.

Di fronte a un rischio di emorragia, per un intervento chirurgico o per le conseguenze di disfunzioni della coagulazione, è spesso necessario ricorrere alla trasfusione di piastrine. Si stima che negli Stati Uniti ogni anno siano necessarie oltre due milioni di unità di piastrine. 

Ma le piastrine naturali non sono sempre disponibili e inoltre hanno una durata limitata. Per questa ragione da decenni si cerca di sviluppare valide alternative alle piastrine naturali. Sembra che finalmente si sia riusciti a mettere a punto una versione sintetica con le stesse caratteristiche dell’originale. 

I ricercatori che le hanno progettate hanno dimostrato che il loro prodotto è in grado di simulare due funzioni delle piastrine naturali: la prima funzione è quella del cosiddetto “homing” (accasamento), il meccanismo con cui le piastrine “sentono” il sangue e si attaccano alla ferita, la seconda funzione consiste nella capacità delle piastrine di accumularsi l'una sull'altra per formare un tappo che ferma il sanguinamento. Ma queste due proprietà delle piastrine non sono sufficienti ad assicurare il pieno controllo dell’emorragia. C’è bisogno di altro.

Le piastrine, spiegano i ricercatori ricorrendo a una metafora, sono come i sacchi di sabbia utilizzati come barriera per impedire una inondazione. Perché funzionino è necessario fare in modo che restino uniti tra loro evitando che si spostano sotto la forza dell’acqua. Nel caso dei sacchi si ricorre a una rete per mantenerli saldi al terreno, nel caso delle piastrine questa funzione è svolta dalla fibrina, una sostanza proteica che fa da collante. Ebbene, le nuove piastrine artificiali sono capaci di aumentare la produzione di fibrina anche quando le piastrine naturali scarseggiano consentendo così al “tappo” di restare fermo al suo posto. 

«Ciò suggerisce che le piastrine artificiali possono essere utilizzate come un valido surrogato per fermare l'emorragia quando le piastrine naturali sono disponibili in quantità limitate», spiegano i ricercatori. 

Bpco, l'emergenza sconosciuta

Bpco malattia dell'anziano?