Coronavirus. Rassicuranti i primi dati su persone con sclerosi multipla

Lo studio

Coronavirus. Rassicuranti i primi dati su persone con sclerosi multipla

di redazione

In 209 pazienti con sclerosi multipla su 232 la malattia da Coronavirus si è limitata a una varia combinazione di sintomi che non hanno comportato ospedalizzazione. i cinque decessi registrati erano persone con particolare fragilità legata alla disabilità, alle comorbidità e/o all’età avanzata.

Sono alcuni risultati preliminari della piattaforma COVID-19 e sclerosi multipla (Sm), progetto pilota di raccolta di informazioni cliniche sulle persone con Sm che hanno sviluppato l’infezione da COVID-19. Alla piattaforma MuSC-19, attivata il 14 marzo 2020 a oggi oggi hanno contribuito a fornire dati 78 centri clinici italiani specializzati nella Sm oltre a 28 centri di altre 15 Paesi. Si tratta del primo studio al mondo su sclerosi multipla e COVID-19, di cui Lancet Neurology ha pubblicato i primi dati sulla situazione italiana.

Il tampone era stato eseguito in 58 persone, con positività in 57. In questa coorte ci sono stati cinque decessi (il 2% del totale), un altro paziente è stato ricoverato in unità ad alta intensità di cura e altri 17 sono stati ricoverati in reparti non intensivi.

Il 90% delle persone era in trattamento con Disease Modifying Treatment (DMT) e a oggi non sono emersi elementi di rischio legati alla terapia. Tuttavia non è possibile ricavare da questi dati ancora preliminari alcuna informazione sul rischio connesso con uno specifico trattamento.

«Al momento – commenta Marco Salvetti dell’ospedale Sant’Andrea di Roma - questi risultati sembrano essere abbastanza rassicuranti per la maggior parte delle persone con Sm. Sono in linea con quanto la Società italiana di neurologia, insieme ad Aism e alla Federazione internazionale delle associazioni Sm, avevano già pubblicato sulla gestione dell’emergenza da parte delle persone con Sm e anche in relazione ai trattamenti innovativi di uso corrente».

Per la raccolta dei dati è stata creata la piattaforma MuSC-19 «accessibile, previa registrazione, a tutta la comunità scientifica interessata a raccogliere questo tipo di dati – precisa Maria Pia Sormani, dell’Università di Genova, che la gestisce - indipendentemente dalla loro nazionalità e disponibilità a partecipare a questa o ad altre iniziative collaterali».

«Per le persone con Sm è importante - conclude Francesco Vacca, presidente Aism - avere dalla ricerca scientifica indicazioni che abbiano una ricaduta concreta sulle scelte di trattamento e di vita e noi portiamo alla ricerca le nostre esperienze di malattia: per questo invito tutte le persone che hanno affrontato l’infezione a domicilio a raccontare la loro esperienza ai ricercatori, anche attraverso i loro medici di base».