Corpo umano straordinario: a 5.000 metri sintetizza il doppio dell’emoglobina senza andare in carenza di ferro

Lo studio

Corpo umano straordinario: a 5.000 metri sintetizza il doppio dell’emoglobina senza andare in carenza di ferro

La_Rinconada_Peru.jpg

Immagine: Hildegard Willer, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Siamo in grado di adattarci a condizioni estreme, come quelle in cui c'è carenza di ossigeno, senza incorrere in pericoli. Lo dimostra uno studio italiano condotto in Perù

L’organismo umano si adatta alle condizioni di ipossia, cioè di scarsità di ossigeno, indotta dall’alta quota sintetizzando grandi quantità di emoglobina, necessaria al trasporto dell'ossigeno stesso. Per produrre emoglobina, i globuli rossi utilizzano grandi quantità di ferro, la cui disponibilità è cruciale quando la sintesi dei globuli rossi è elevatissima (eritrocitosi), come avviene ad altitudini elevate.

Ricercartici e ricercatori del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute della Statale di Milano hanno indagato il legame tra metabolismo del ferro e formazione dei globuli rossi (eritropoiesi) analizzando persone residenti in tre zone del Perù: a livello del mare, ad alta quota (Puno, 3.800 metri) e a La Rinconada (5.100 metri, la città più alta del mondo). Lo studio, frutto di una vasta collaborazione internazionale, soprattutto con ricercatori francesi dell’Università di Grenoble, è stato recentemente pubblicato su Hemasphere.

«I dati ottenuti hanno dimostrato che il progressivo aumento dei parametri eritroidi, ovvero il numero dei globuli rossi e la massa di emoglobina, non è accompagnato dalla carenza di ferro» spiega Stefania Recalcati, co- coordinatrice della ricerca. «Anche le condizioni estreme – prosegue - osservate negli abitanti di La Rinconada, che presentano, ad esempio, un ematocrito oltre 70% dovuto a un volume totale degli eritrociti raddoppiato rispetto al normale, non portano a carenza di ferro, come evidenziato da inalterata ferritina e saturazione della trasferrina. Solo l’ulteriore stress eritropoietico presente nei soggetti affetti da mal di montagna cronico ha provocato l’induzione dell’eritroferrone e la repressione dell’epcidina, due regolatori del metabolismo del ferro a livello sistemico, in modo da far fronte alle ancor più alte necessità delle cellule eritroidi».

Questi risultati forniscono informazioni preziose sull’adattamento dell’omeostasi del ferro in risposta a una eritropoiesi cronicamente stimolata, come quella degli oltre 100 milioni di persone che vivono stabilmente sopra i 2.500 metri, o dei pazienti con patologie respiratorie che comportano grave ipossia cronica o con malattie ematologiche come la policitemia, caratterizzate da un forte aumento della quantità di globuli rossi nel sangue.

Bpco, l'emergenza sconosciuta

Bpco malattia dell'anziano?