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Così i tumori usano gli antiossidanti per spegnere il sistema immunitario
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    Immagine: The National Institutes of Health, Public domain, via Wikimedia Commons
Redazione
Uno studio pubblicato su Science svela che i tumori rilasciano antiossidanti naturali per disattivare i linfociti T. La scoperta apre a nuove forme di immunoterapia

Le cellule tumorali sfruttano un meccanismo inatteso e finora sconosciuto per eludere le difese dell'organismo, rilasciando antiossidanti naturali per disattivare le cellule immunitarie che dovrebbero distruggerle. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science e condotto da un team internazionale di ricercatori, con la partecipazione dell'Università di Cambridge e della Oregon Health & Science University. 

La scoperta ribalta in parte la percezione comune sulle molecole note come specie reattive dell'ossigeno, spesso chiamate radicali liberi, solitamente considerate soltanto sottoprodotti dannosi del metabolismo cellulare legati all'invecchiamento e ai danni al Dna.

Al contrario, la ricerca dimostra che i linfociti T del sistema immunitario, incaricati di individuare e annientare i tumori, necessitano proprio di piccole quantità di queste molecole per attivarsi e scatenare la loro azione aggressiva. Analizzando il liquido interstiziale che circonda le cellule nei tumori cresciuti nei topi, gli scienziati hanno scoperto che le neoplasie creano un ambiente ricco di antiossidanti, neutralizzando chimicamente i linfociti T e impedendo loro di ricevere i segnali di attivazione necessari.

Il fattore chiave di questo processo è una proteina con funzione di antiossidante naturale, nota come Perossiredossina-1, comunemente indicata con l'acronimo PRDX1. Sfruttando la tecnologia di editing genetico CRISPR, i ricercatori hanno modificato cellule tumorali dei topi affinché non potessero più produrre questa proteina. L'eliminazione della capacità di sintetizzare la Perossiredossina-1 ha stimolato l'attività delle cellule immunitarie e limitato la crescita del tumore, rendendo persino reattivi ai trattamenti i tumori precedentemente resistenti all'immunoterapia.

I test condotti anche su campioni di cellule umane ha confermato che anche i tumori nell'uomo rilasciano Perossiredossina-1 nell'ambiente circostante, sopprimendo l'attività immunitaria attraverso questo nuovo "checkpoint" precedentemente non riconosciuto.

«Tendiamo a pensare alle specie reattive dell'ossigeno puramente come a sottoprodotti dannosi del metabolismo. Ma stiamo comprendendo sempre di più che hanno funzioni importanti all'interno delle cellule e i linfociti T ne hanno bisogno per attivarsi», ha dichiarato Alexander J. Wesolowski del Dipartimento di Patologia dell'Università di Cambridge e primo autore dello studio. «Il nostro studio sviluppa questo quadro, rivelando che i tumori possono sfruttare proprio questa dipendenza per eludere l'eliminazione».

I risultati aiutano inoltre a comprendere perché gli integratori antiossidanti non siano riusciti a ridurre il rischio di cancro nei grandi studi clinici randomizzati, e in alcuni casi abbiano peggiorato gli esiti: l'assunzione di queste sostanze potrebbe inavvertitamente corrompere la capacità del sistema immunitario di attaccare le neoplasie. 

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che lo studio si basa su modelli di laboratorio preclinici e che i pazienti oncologici non dovrebbero modificare la propria terapia o la propria dieta senza un preventivo parere medico.

Guardando alle future applicazioni cliniche, l'obiettivo è sviluppare trattamenti capaci di neutralizzare gli antiossidanti prodotti dai tumori o di bloccare l'azione della proteina Perossiredossina-1, migliorando l'efficacia delle cure esistenti. «Il nostro studio suggerisce un modo possibile per potenziare le immunoterapie a base di linfociti T», ha affermato Robert L. Eil, professore associato di chirurgia presso la scuola di medicina della Oregon Health & Science University e coautore della ricerca. «Invece che usare antiossidanti, è possibile che siano sostanze pro-ossidanti che diano il via ai linfociti T in azione contro le cellule tumorali», ha concluso. 

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