Covid. Anche se positive, le neo-mamme con sintomi lievi possono tenere in camera il bambino e allattare

La rassicurazione

Covid. Anche se positive, le neo-mamme con sintomi lievi possono tenere in camera il bambino e allattare

Uno studio italiano dimostra che se le mamme hanno sintomi lievi e usano le dovute precauzioni possono condividere la stanza con il neonato e allattarlo al seno senza rischiare di trasmettergli l’infezione

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Immagine: Anton Nosik, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Le neo-mamme con Covid possono tenere i neonati nella loro camera e allattarli senza rischiare di trasmettere loro l'infezione. Secondo uno studio condotto dalla Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano la pratica del rooming-in (il piccolo in stanza con la mamma) non è affatto pericolosa, le probabilità di contagio tra madre e figlio sono talmente basse che i benefici della culla in camera superano di gran lunga i rischi. 

Tra 62 neonati coinvolti nella sperimentazione solamente uno è risultato positivo dopo aver condiviso la stanza con la mamma affetta da Covid-19. Quest’unico caso ha riguardato un bambina la cui mamma aveva manifestato sintomi pesanti della malattia con la necessità di un ricovero in terapia intensiva. La neonata era risultata positiva al 7° giorno di vita e aveva manifestato sintomi transitori di dispnea superati in pochi giorni. 

Va precisato che le donne con Covid arruolate nello studio usavano una serie di precauzioni per limitare il rischio di trasmettere l’infezione ai propri figli, tra cui l’uso della mascherina durante l’allattamento, il lavaggio delle mani prima di toccare il bambino, il rispetto di una distanza di due metri dalla culla.

«Sulla base dei nostri risultati, il rischio di trasmissione da madre a bambino di SARS-CoV-2 durante il rooming-in sembra essere improbabile, a condizione che le madri infette non siano gravemente colpite da COVID-19 e siano state educate ad osservare le precauzioni per le droplet e il contatto quando si prendono cura o allattano i loro bambini», scrivono i ricercatori su JAMA Pediatrics.

Circa tre quarti dei neonati aveva ricevuto esclusivamente il latte materno. Il che suggerisce che l’allattamento al seno abbia un effetto protettivo probabilmente per il trasferimento diretto degli anticorpi dalla madre al figlio.

Lo studio italiano è stato condotto nei reparti di maternità di 6 ospedali della Lombardia tra metà marzo e maggio 2020, nella fase acuta dell’epidemia. Tutte le partecipanti erano risultate positive al test per l’individuazione dell’infezione in un periodo compreso tra i 14 giorni precedenti al parto e pochi giorni successivi. Circa il 72 per cento delle madri è risultato positivo prima del parto, il 23 per cento si è sottoposto al test a ridosso del parto e il 5 per cento ha avuto la diagnosi 2-5 giorni dopo il parto a causa di sintomi emergenti. Tra queste ultime anche la mamma di due gemelli. Tra le madri che sono risultate positive, il 55 per cento era asintomatico.

Solo una donna aveva contratto l’infezione in forma grave, tutte le altre avevano manifestato sintomi lievi con febbre inferiore ai 38° ed erano in buone condizioni di salute tanto da riuscire a prendersi cura dei bambini rimasti sempre in camera con loro. I neonati sono stati sottoposti a tre tamponi molecolari, il primo entro 24 ore dalla nascita, il secondo una settimana più tardi quando erano stati già dimessi e il terzo nel corso di una visita pediatrica al 20esimo giorno di vita. Come già detto, solo un neonato tra 62 è risultato positivo al test. 

«Ci sono prove sufficienti per sostenere che, con le dovute precauzioni, i neonati possano rimanere là dove è giusto che stiano: accanto alle loro madri», affermano gli autori di un editoriale di accompagnamento allo studio.