Covid: creato virus ibrido in laboratorio. Ma non sembra il caso di preoccuparsi

Il timore

Covid: creato virus ibrido in laboratorio. Ma non sembra il caso di preoccuparsi

L'esperimento ha mostrato che sono le mutazioni sulla proteina Spike che garantiscono al virus la capacità di eludere la risposta immunitaria. Non ci sono pericoli, anche se c'è chi rimprovera qualcosa agli scienziati

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Immagine: National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

La storia del virus creato in laboratorio questa volta è vera. Ma  molto probabilmente è meno preoccupante di come una parte della stampa la sta raccontando. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Boston ha realizzato all’interno delle strutture universitarie con livello di biosicurezza 3 (il massimo è 4) una versione ibrida di Sars-Cov-2 formata dalla variante Omicron e dal virus originale comparso al mercato di Wuhan (nella sua versione arrivata in Usa e definita Washington). Il titolo della ricerca, non ancora sottoposta a peer review, è “innocente”: “Role of spike in the pathogenic and antigenic behavior of SARS-CoV-2 BA.1”. L’obiettivo dell’esperimento è infatti quello di comprendere il ruolo della proteina Spike della variante Omicron nell’eludere l’immunità e nella ridotta gravità della malattia.

Il caso è nato intorno a quanto viene detto poche righe più sotto: gli scienziati spiegano di aver creato ad hoc un virus chimera con un tasso di letalità dell’80 per cento nei topi. Tuttavia, si tratta di un dato da inserire nel giusto contesto: a spiegarlo è Ronald B. Corley, del National Emerging Infectious Diseases Laboratories dove è stata svolta la ricerca, che insieme all'ateneo americano è stato costretto a smentire le narrazioni nate soprattutto dal britannico DailyMail definendole «fuorvianti», «false e inaccurate». Lo studio, dice Corley, è stato svolto su «un particolare tipo di topo che è altamente suscettibile. L’80-100% degli animali infetti muore a causa della malattia causata dal ceppo originario. Al contrario, Omicron causa una malattia molto lieve in questi animali».

In sostanza, il virus chimerico era più letale della variante Omicron determinando la morte dell’80 per cento dei topi infetti, ma non era più pericoloso per gli animali di quello di Wuhan che ha ucciso il 100 per cento dei topi in cui è stato testato. 

Al di là degli equivoci e delle narrazioni inappropriate, Statnews, sito americano di notizie dal mondo biotech, ha ricostruito quanto accaduto al National Emerging Infectious Diseases Laboratories di Boston raccogliendo le prime reazioni degli enti governativi, più infastidite dal comportamento del team che preoccupate. Non ci sono infatti ragioni per temere una fuga di materiale biologico. Le garanzie di sicurezza sono affidabili: l’esperimento è stato approvato da un comitato di interno di biosicurezza e dalla Boston Public Health Commission che è un ente governativo. 

Secondo la testata americana, il team di ricerca non avrebbe agito in modo del tuttto corretto, perché non avrebbe comunicato le sue intenzioni al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) che è tra finanziatori del progetto. 

Emily Erbelding, direttrice della divisione di microbiologia e malattie infettive del NIAID, ha dichiarato a Statnews che nelle domande di sovvenzione originali non si parlava di esperimenti che prevedevano il potenziamento di un agente patogeno dalle potenzialmente pandemico. In base al regolamento del NIAID, le proposte per condurre ricerche finanziate dal governo federale che potrebbero produrre i cosiddetti “agenti patogeni potenziati dal potenziale pandemico” dovrebbero essere sottoposte al vaglio di un comitato incaricato di valutare i rischi e i benefici dell’esperimento. La regola è nota come “framework P3CO”. E, come ha sottolineato Erbelding, il mancato rispetto delle procedure (che qualcuno però giudica poco chiare) è la principale colpa degli scienziati di Boston, non i rischi dell’esperimento che, a suo parere, sono stati sopravvalutati. 

Il virus ibrido o chimerico del laboratorio di Boston è stato ottenuto inserendo la proteina spike della variante Omicron in un virus del ceppo originale. L'obiettivo della ricerca era determinare se le mutazioni nella proteina spike di Omicron fossero responsabili della maggiore capacità di questa variante di eludere l’immunità e della ridotta gravità della malattia. 

«L’annuncio di un tasso di mortalità dell’80 per cento non racconta l'intera storia. Perché il virus Wuhan ha ucciso tutti i topi», specifica Erbelding. Questo dato, inoltre, dimostra palesemente che gli esperimenti sui topi non sono indicativi di quello che accade sugli esseri umani. Il ceppo Wuhan che ha dato origine alla pandemia ha ucciso meno dell’1 per cento delle persone infette. 

L’aspetto più interessante dell’esperimento, ma ancora da confermare, è un altro: i risultati suggeriscono che le mutazioni nella proteina spike della variante Omicron siano responsabili della capacità di eludere l'immunità indotta dai vaccini o dalle precedenti infezioni, ma non della riduzione della gravità della malattia. 

«Coerentemente con gli studi pubblicati da altri, questo lavoro mostra che non è la proteina spike che determina la patogenicità di Omicron, ma altre proteine ​​virali. L’individuazione di tali proteine ​​porterà a migliori strategie diagnostiche e di gestione della malattia», ha affermato Mohsan Saeed, a capo dello studio.