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DidascaliaImmagine: US Air Force from USA / Public domain
Un atlante del cervello umano lungo l’intero arco della vita, dalla nascita ai cento anni, per capire come cambiano nel tempo le connessioni tra le diverse aree cerebrali e in che modo queste trasformazioni siano legate allo sviluppo cognitivo, all’apprendimento e all’invecchiamento. È il risultato di uno studio pubblicato su Nature, che mette insieme le scansioni cerebrali di migliaia di persone e prova a tracciare una sorta di “mappa dinamica” del funzionamento del cervello umano.
Il lavoro si basa su risonanze magnetiche funzionali di quasi 3.600 individui, dai neonati di pochi giorni ai centenari. Gli scienziati hanno così costruito il primo atlante continuo della cosiddetta connettività funzionale, cioè il livello di coordinazione tra regioni cerebrali anche molto distanti tra loro, che si attivano contemporaneamente quando svolgono la stessa funzione. Come spiega uno dei ricercatori, «il cervello è un luogo rumoroso», dove regioni lontane possono attivarsi insieme e lavorare in modo coordinato.
L’atlante mostra che l’organizzazione funzionale del cervello non è statica, ma cambia continuamente durante la vita. Le regioni dedicate ai sensi maturano per prime, mentre quelle coinvolte nel pensiero astratto e nei processi cognitivi complessi impiegano decenni per raggiungere la piena maturità. Questa differenza nello sviluppo era già nota per le caratteristiche strutturali del cervello, come volume e spessore delle diverse aree, ma tracciare l’evoluzione dell’organizzazione funzionale è stato finora molto più difficile.
Per descrivere questa organizzazione, i ricercatori hanno individuato tre grandi assi funzionali, cioè gradienti lungo i quali si distribuiscono le diverse aree del cervello in base al modo in cui comunicano tra loro. Il primo asse va dalle regioni che elaborano le informazioni sensoriali alle aree di associazione, che integrano le informazioni e supportano il pensiero complesso. Il secondo distingue l’elaborazione visiva da quella legata al corpo. Il terzo separa le aree coinvolte nel controllo cognitivo – come la memoria di lavoro e il comportamento orientato a uno scopo – da quelle coinvolte nella costruzione di rappresentazioni mentali e nel pensiero autoreferenziale.
Questi gradienti non rimangono uguali nel tempo. Cambiano forma e intensità durante lo sviluppo e l’invecchiamento. L’asse sensoriale-associativo e quello controllo-rappresentazione si espandono durante l’infanzia e l’adolescenza, raggiungendo il picco intorno ai 19 anni. L’asse visivo-corporeo invece raggiunge il massimo molto prima, intorno ai cinque anni, e poi si riduce gradualmente. Questo riflette il fatto che i sistemi sensoriali di base maturano presto, mentre le reti cerebrali coinvolte nei processi cognitivi complessi si sviluppano più lentamente.
I cambiamenti più rapidi nell’organizzazione del cervello avvengono prima dei quattro anni di età, quando le strutture cerebrali immature e diffuse del neonato si riorganizzano progressivamente in schemi più simili a quelli dell’adulto. In altre parole, il cervello infantile è inizialmente organizzato soprattutto intorno ai sistemi sensoriali di base, ma con la crescita diventano sempre più importanti i sistemi legati al pensiero astratto e alla pianificazione.
Lo studio mostra anche un legame tra queste strutture funzionali e le capacità cognitive. Nei giovani adulti, per esempio, quanto più l’organizzazione del loro asse sensoriale-associativo assomiglia alla media della popolazione, tanto migliori risultano le prestazioni cognitive complessive, dalla memoria alla velocità di elaborazione delle informazioni. Nei neonati, invece, è un altro asse – quello che separa il controllo cognitivo dalla rappresentazione mentale – a essere associato allo sviluppo precoce delle capacità motorie. Questo suggerisce che diversi schemi di organizzazione del cervello diventano importanti in diverse fasi della vita.
Secondo alcuni ricercatori che non hanno partecipato allo studio, «questo è un contributo importante al campo», perché una mappa di questo tipo potrebbe aiutare a capire quando emergono problemi di sviluppo o malattie neurodegenerative. Un atlante della connettività funzionale, infatti, potrebbe funzionare come le curve di crescita usate in pediatria: un punto di riferimento per capire se lo sviluppo segue una traiettoria tipica oppure no.
Per esempio, alcuni studi hanno già mostrato che nelle persone con autismo i gradienti cerebrali risultano più compressi, con una minore differenziazione tra regioni sensoriali e regioni associative. Avere un riferimento lungo tutto l’arco della vita permetterà di capire non solo se il cervello si sviluppa in modo diverso, ma anche quando queste differenze iniziano a comparire.
I ricercatori sottolineano però che l’atlante rappresenta una media della popolazione e non può ancora descrivere con precisione l’organizzazione funzionale del cervello di un singolo individuo. Il passo successivo sarà studiare dati longitudinali, seguendo le stesse persone nel tempo, per capire se le caratteristiche del cervello nelle prime fasi della vita possano prevedere lo sviluppo cognitivo o l’insorgenza di disturbi neurologici o psichiatrici.
«C’è ancora moltissimo da capire», spiegano gli autori dello studio. L’obiettivo futuro è comprendere meglio le dinamiche che organizzano i modelli funzionali del cervello e vedere come cambiano in diverse popolazioni. Tracciare come si costruisce e come si degrada nel tempo la gerarchia funzionale del cervello potrebbe aiutare non solo a capire lo sviluppo e l’invecchiamento, ma anche i principi fondamentali che stanno alla base della cognizione umana
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