Danni ai vasi sanguigni del cervello dietro i problemi neurologici del long Covid

L’ipotesi

Danni ai vasi sanguigni del cervello dietro i problemi neurologici del long Covid

L’infezione da Sars-Cov-2 potrebbe innescare una risposta immunitaria che dà il via a una catena di eventi fino a provocare un attacco alle cellule endoteliali dei vasi del cervello. Così si spiegherebbero i disturbi neurologici del long Covid. Lo studio su Brain

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Immagine: GreenFlames09 / Flickr [CC BY 2.0]
di redazione

I disturbi neurologici del long Covid, mal di testa, spossatezza, perdita dell’olfatto, disturbi del sonno e “brain fog”, potrebbero dipendere dall’attacco degli anticorpi alle cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi sanguigni del cervello. Lo suggerisce un piccolo studio che si basa sulle autopsie di nove persone decedute per Covid. Tutti i pazienti avevano un danno vascolare con con travaso di sangue nel parenchima cerebrale. Il danno era associato, in tutti i casi analizzati, a un'attivazione diffusa delle cellule endoteliali. I ricercatori hanno osservato aggregati piastrinici e microtrombi aderenti alle cellule endoteliali lungo le pareti vascolari, oltre a  depositi di immunocomplessi, combinazioni di anticorpi e antigeni. In linea con altri studi non sono state rinvenute tracce del virus Sars-Cov-2 nel cervello dei pazienti. La ricerca, pubblicata su Brain, suggerisce che Covid-19 possa innescare la formazione di depositi di immunocomplessi, tipica delle malattie autoimmuni, attivando le proteine del sistema del complemento, un processo di difesa contro le infezioni in aggiunta alla produzione di anticorpi. 

«L’attivazione della cascata del complemento e la formazione di immunoglobuline suggerisce una lesione immuno-mediata alle cellule endoteliali. Il processo infiammatorio provoca l'attivazione della microglia che causa danno neuronale», scrivono i ricercatori.

Le autopsie sono state condotte su nove persone di età compresa tra 24 e 73 anni (sette uomini e due donne) con anomalie microvascolari alla risonanza magnetica post mortem. I risultati sono stati confrontati con con 10 persone del gruppo di controllo.

I partecipanti allo studio erano morti durante la prima ondata della pandemia, tra marzo a luglio 2020. L'infezione da Sars-CoV-2 è stata confermata con i test. Tutti i partecipanti mostravano lesioni polmonari ma solo un paziente era stato ricoverato in terapia intensiva. 

I test immunoistochimici hanno rilevato infiltrazioni perivascolari di cellule imunitarie, soprattutto di macrofagi. Erano presenti anche altre cellule immunitarie come  CD8+, CD4+ e pochissime cellule B CD20+.

I ricercatori hanno rilevato i componenti del complemento, 1q e 4d,  sulle cellule endoteliali e sulle piastrine in associazione a depositi di immunoglobuline G (IgG) e M (IgM). Tutti questi dati, quasi indecifrabili per i non addetti ai lavori, indicano l’attivazione una risposta immunitaria che altera il funzionamento delle cellule endoteliali dei vasi del cervello. 

Secondo i ricercatori Sars-Cov-2 può causare la seguente cascata di eventi: l’infezione innesca la formazione di immunocomplessi attivando la classica via del complemento, i depositi di immunocomplessi agiscono sulle cellule endoteliali con conseguente aggregazione e delle piastrine in trombi. La lesione alle cellule endoteliali può causare la fuoriuscita di proteine ​​sieriche nelle regioni perivascolari. Ciò, a sua volta, può innescare diversi processi cellulari riparativi, che includono l'infiltrazione di macrofagi con attività fagocitaria per ripulire le proteine. L’intero e complesso processo infiammatorio provoca l'attivazione della microglia causando danno neuronale e neuronofagia. 

«La lesione alla microvascolarizzazione da parte di immunocomplessi con attivazione del complemento è l'evento centrale chiave che si traduce in rottura della barriera ematoencefalica, microtrombosi, infiammazione perivascolare e danno neuronale. Ipotizziamo che questi eventi siano centrali per lo sviluppo delle manifestazioni neurologiche osservate nel Covid-19 acuto e probabilmente nel long Covid -19. È importante sottolineare che questi studi suggeriscono che dovrebbero essere presi in considerazione approcci terapeutici mirati contro lo sviluppo di depositi immunocomplessi», concludono i ricercatori.