Un dispositivo elettrico può restituire il movimento degli arti ad alcuni pazienti con una lesione spinale

La tecnologia

Un dispositivo elettrico può restituire il movimento degli arti ad alcuni pazienti con una lesione spinale

A guardarlo sembra un cerotto. In realtà è un apparecchio per la stimolazione elettrica del midollo spinale capace di migliorare la funzionalità degli arti superiori dei pazienti rimasti paralizzati. Il trattamento viene offerto in combinazione con la fisioterapia e i progressi permangono per mesi

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Immagine: Marcus Donner/Center for Neurotechnology
di redazione

Un cerotto sul collo, posizionato nel punto esatto dove è avvenuta la lesione del midollo spinale, dotato di elettrodi che stimolano le cellule nervose. Sembra sin troppo semplice per quello che promette. Si tratta  infatti di un dispositivo che consente di migliorare la mobilità di mani e braccia nelle persone affette da paralisi degli arti superiori in seguito a una lesione del midollo spinale. La nuova tecnologia è stata testata con successo in via preliminare su 6 pazienti che avevano perso l’uso delle braccia in seguito a un incidente. Il trattamento associato alla fisioterapia ha permesso di riacquistare parte della mobilità e i progressi si sono mantenuti fino a sei mesi dalla fine dell’ultima seduta. 

I risultati del piccolo ma incoraggiante esperimento sono stati pubblicati su IEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering.

Una serie di studi recenti aveva già dimostrato le potenzialità della stimolazione elettrica nel riattivare i segnali sensoriali e motori dei canali nervosi danneggiati. Nella maggior parte dei casi si trattava però di dispositivi impiantabili inseriti nella colonna con un intervento chirurgico. 

Immagine: Marcus Donner/Center for Neurotechnology

In questo caso invece l’apparecchio stimolatore è posizionato all’esterno appoggiato sulla pelle nella parte posteriore del collo proprio come un cerotto. La nuova tecnologia è stata testata su sei persone che avevano subito una lesione del midollo nel tratto cervicale con una conseguente compromissione della mobilità degli arti superiori. I pazienti hanno seguito un percorso di riabilitazione di cinque mesi. Nel corso del primo mese i ricercatori hanno monitorato attentamente la funzionalità degli arti prendendo nota dei movimenti che i pazienti riuscivano ancora a compiere. Durante il secondo mese i partecipanti sono stati sottoposti a un intenso programma di allenamento, con sedute di fisioterapia di due ore tre volte a settimana. A partire dal terzo mese, i pazienti hanno proseguito la fisioterapia ma in aggiunta sono stati sottoposti a sedute di elettrostimolazione. Negli ultimi due mesi, infine, i ricercatori hanno diviso i partecipanti in due gruppi: le persone con lesioni meno gravi hanno ricevuto un altro mese di fisioterapia da sola e un mese di fisioterapia abbinata alla stimolazione elettrica. I pazienti più gravi hanno fatto l’opposto: il primo mese hanno ricevuto il doppio trattamento e il secondo solo la fisioterapia. Tutti e sei i partecipanti allo studio hanno ottenuto i progressi maggiori nella funzionalità degli arti con la terapia combinata. 

«Entrambe le persone che non muovevano affatto le mani all’inizio dello studio hanno cominciato a muoverle durante la stimolazione ed erano in grado di stringere con un livello di forza misurabile le dita al pollice. È un cambiamento eccezionale, passare dall’essere completamente paralizzato dal polso in giù a muovere le mani a piacere», ha dichiarato Chet Moritz, tra gli autori dello studio. 

I ricercatori hanno monitorato i pazienti per sei mesi osservando che i progressi venivano mantenuti anche in assenza di successive stimolazioni. «Pensiamo che questi stimolatori rendano i nervi che fanno contrarre i muscoli molto vicini all'essere attivi. In realtà non fanno muovere il muscolo, ma lo preparano al movimento. Il muscolo è pronto, come il velocista all'inizio di una gara. E succede che quando qualcuno con una lesione del midollo spinale vuole muoversi, le poche connessioni che potrebbero essere state risparmiate attorno alla lesione sono sufficienti a far contrarre quei muscoli», spiega Moritz. 

Lo studio è stato finanziato dal Center for Neurotechnology, dal Washington State Spinal Cord Injury Consortium e dalla Christopher e Dana Reeve Foundation.