Chi ha un tumore e si presenta in Pronto soccorso con il sospetto di un'embolia polmonare viene quasi sempre indirizzato verso l'angio-Tac del torace. È prassi consolidata, dettata dal fatto che la presenza di un tumore aumenta di per sé il rischio di patologie trombo-emboliche e che nei pazienti oncologici il dosaggio del D-dimero nel sangue non è un biomarcatore di trombosi affidabile. In futuro questa prassi potrebbe essere rivista. HYDRA, un trial internazionale i cui esiti sono pubblicati su JAMA e presentati in contemporanea lunedì 13 luglio a Parigi al congresso dell’International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH 2026), suggerisce infatti la possibilità di una terza via.
Allo studio, condotto in 21 ospedali tra Paesi Bassi, Italia, Svizzera, Belgio, Francia e Spagna, ha preso parte anche il Policlinico Gemelli di Roma, con il gruppo di Roberto Pola, professore di Medicina interna all’Università Cattolica della Capitale. Tra il 2019 e il 2025 sono stati arruolati 698 pazienti oncologici con sospetta embolia polmonare. I partecipanti sono stati assegnati in modo randomizzato a due percorsi diagnostici: da un lato l'algoritmo YEARS, che combina la valutazione di tre criteri clinici con un valore soglia di D-dimero, calibrata sul rischio individuale, ricorrendo alla Tac solo quando necessario; dall'altro l'angio-Tac eseguita sistematicamente su tutti, senza passaggi intermedi.
«Il risultato centrale riguarda la sicurezza – commenta Pola - tra i pazienti nei quali l'embolia era stata esclusa al basale, l'evento primario, cioè trombosi venosa sintomatica o morte correlata a embolia polmonare entro 90 giorni, si è verificato nell'1,8% del gruppo YEARS contro il 5,5% del gruppo gestito direttamente con la Tac. Una differenza che, lungi dal penalizzare l'algoritmo, ne conferma la non inferiorità rispetto allo standard diagnostico attuale».
Il dato che potrebbe avere un impatto significativo sulla pratica clinica quotidiana è che, applicando alla popolazione oncologica l'algoritmo YEARS, 77 pazienti su 352 (cioè il 22% del totale, uno su cinque) hanno potuto evitare del tutto la Tac. Un numero certamente inferiore a quel 48% osservato nella popolazione generale senza tumore e che ha portato quest’anno all’endorsement dell’impiego diagnostico dell’algoritmo YEARS nella popolazione generale e nelle donne in gravidanza, nelle linee guida 2026 sull’embolia polmonare acuta delle società di cardiologia americane (American Heart Association/American College of Cardiology - AHA/ACC), ma rilevante se si considera la scala del fenomeno. Gli autori stimano infatti che, estrapolando questi dati e rapportandoli all’incidenza di trombosi associata al cancro negli Stati Uniti, l'adozione sistematica dell'algoritmo potrebbe tradursi in un risparmio di 70-80 mila Tac all'anno per il sospetto diagnostico di embolia polmonare.
«Meno esami radiologici significa minor esposizione alle radiazioni ionizzanti, minor rischio legato all’iniezione di mezzo di contrasto e tempi ridotti di permanenza in pronto soccorso» commenta Rosa Talerico, docente di Medicina interna alla Cattolica.
Restano tuttavia alcuni limiti, che gli stessi autori riconoscono: lo studio ha escluso i pazienti con aspettativa di vita inferiore a tre mesi, non era “in cieco” rispetto all'allocazione della strategia diagnostica e la numerosità del campione non ha consentito di analizzare separatamente i diversi tipi e stadi di tumore per valutare se ci fossero differenze nei risultati.
Si tratta comunque del primo trial randomizzato a confrontare direttamente un algoritmo diagnostico validato (YEARS, appunto), con la strategia basata unicamente sulla Tac in una popolazione di pazienti oncologici. Un tassello che potrebbe, nei prossimi aggiornamenti delle linee guida, aprire la porta a un uso più selettivo dell'imaging anche in questi pazienti, considerati finora un'eccezione alla regola.
