La formula della longevità: mangiare meno e mangiare solo in determinati orari

Lo studio

La formula della longevità: mangiare meno e mangiare solo in determinati orari

50422913696_b613c6fe8c_k.jpg

Immagine: Marco Verch Professional Photographer / Flickr
di redazione
Un esperimento sui topi dimostra che ridurre le calorie aumenta la durata della vita del 10%. Ma aggiungendo la regola di mangiare solo nelle fasi di attività della giornata (per i topi di notte), la durata della vita aumenta del 35%. Non è detto che il regime combinato serva a dimagrire

La regola è semplice, ma difficile da seguire. Il segreto della longevità è tanto banale, quanto gravoso: mangiare meno. Togliere calorie vuol dire aggiungere anni di vita. E va ancora meglio se oltre a ridurre la quantità di cibo, si presta attenzione all’orario dei pasti. 

In sostanza bisognerebbe mangiare nelle fasi attive della giornata e astenersi dal cibo in quelle dedicate al riposo. 

I vantaggi della combinazione tra timing e restrizione sono emersi on maniera evidente in una serie di esperimenti su centinaia di topi condotti per oltre quattro anni i cui risultati sono stati pubblicati su Science

Alcuni topi potevano mangiare quanto volevano, mentre altri seguivano una dieta con il 30-40 percento di calorie in meno di quella tradizionale. E gli esemplari che seguivano le diete ipocaloriche mangiavano a orari diversi, alcuni di giorno, altri di notte. I ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute guidati da Joseph Takahashi hanno scoperto che i topi alimentati con una dieta ipocalorica di notte, che corrisponde alla fase del giorno attiva per i roditori, lungo un periodo di 2 o 12 ore, vivevano più a lungo.

Con la sola riduzione delle calorie la durata della vita degli animali aumentava del 10 per cento. Ma fornendo i pasti esclusivamente nelle ore notturne, si otteneva un aumento della longevità del 35 per cento. Abbinando la dieta ipocalorica alla programmazione dei pasti, i topi hanno guadagnato ben nove mesi di vita in più su una durata media di vita di due anni. 

Ovviamente per gli esseri umani la pianificazione dei pasti dovrebbe essere invertita e il cibo andrebbe consumato nelle ore diurne. Non è detto, specificano i ricercatori, che la dieta cadenzata in base alle fasi della giornata serva per dimagrire. I benefici osservati nello studio riguardano la salute in generale più che il peso corporeo. Come già osservato in una lunga serie di sperimentazioni sugli animali, la restrizione calorica anche in questo caso ha procurato alcuni cambiamenti positivi:  un miglioramento della regolazione del glucosio, un abbassamento della pressione sanguigna e una riduzione dell’infiammazione. Ma gli effetti sembrano ancora più profondi: man mano che un animale, essere umano compreso, invecchia, i geni associati all'infiammazione tendono a diventare più attivi, mentre i geni che aiutano a regolare il metabolismo diventano meno attivi. Il nuovo studio dimostra che la restrizione calorica, specialmente se programmata in base alla fase di maggiore attività dei topi, contribuisce a compensare questi cambiamenti genetici tipici dell’invecchiamento. 

Gli scienziati sperano che scoprire nel dettaglio come la restrizione calorica influenzi l’orologio interno dell’organismo nel corso della vecchiaia possa aiutate a individuare nuovi modi per prolungare la vita in salute degli esseri umani. Una volta chiarito il processo, infatti, si potrebbero sviluppare dei farmaci in grado di ottenere gli stessi benefici della dieta ipocalorica.