Un bambino piccolo tende a essere gentile d'istinto. Con la crescita, poi, quella inclinazione non scompare, ma diventa una scelta sempre più consapevole. È quanto emerge da uno studio coordinato dall'Università di Milano-Bicocca insieme alla London School of Economics, all'Università di Stavanger e alla Northwestern University, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour.
La ricerca ha coinvolto 537 bambini italiani tra i tre e i dieci anni con l'obiettivo di comprendere come si sviluppi il comportamento prosociale, cioè l'insieme di azioni orientate alla cooperazione, all'altruismo e all'onestà. In particolare, gli studiosi hanno cercato di capire se questi comportamenti siano soprattutto frutto dell'intuizione oppure della riflessione.
Per farlo, i partecipanti sono stati divisi a caso in due gruppi. Nel primo dovevano prendere una decisione entro dieci secondi, così da favorire una risposta intuitiva; nel secondo erano invece tenuti ad aspettare almeno dieci secondi prima di scegliere, per ottenere una decisione più ponderata.
I bambini hanno affrontato cinque giochi ispirati ai classici esperimenti dell'economia comportamentale. Le prove chiedevano, per esempio, di decidere quante caramelle condividere con gli altri, se accettare una divisione ritenuta ingiusta, se dire la verità quando una bugia avrebbe garantito un vantaggio oppure come comportarsi in situazioni ispirate al celebre dilemma del carrello ferroviario. In totale, ogni bambino ha preso diciannove decisioni, credendo di interagire con altri partecipanti che in realtà erano fittizi.
«Il risultato principale – spiega Elena Nava, ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione all'Università di Milano-Bicocca, coordinatrice dello studio - è stato che nei bambini più piccoli la prosocialità appare più forte quando decidono rapidamente, quindi in modo intuitivo. Con l'età, però, la prosocialità deliberativa aumenta: i bambini più grandi non sono prosociali solo “di pancia”, ma sembrano integrare sempre di più la cooperazione, l'altruismo e l'onestà in processi riflessivi».
Secondo i ricercatori, i risultati suggeriscono che la disponibilità ad aiutare gli altri non debba essere considerata esclusivamente innata né interamente acquisita. «Crescere, infatti, non significa necessariamente abbandonare l'intuizione sociale; piuttosto, imparare a trasformarla in una scelta più consapevole», aggiunge Nava.
Lo studio mostra inoltre che tra i tre e i dieci anni la componente intuitiva della prosocialità rimane sostanzialmente stabile. A cambiare è soprattutto la capacità di sostenere gli stessi comportamenti attraverso il ragionamento. Questo potrebbe avere implicazioni anche sul piano educativo, suggerendo che l'obiettivo non sia costruire da zero comportamenti prosociali, ma aiutare i bambini a consolidare e rendere consapevoli inclinazioni che sono già presenti fin dalla prima infanzia.
