Giocando si impara. Così il gioco accende le capacità cognitive

Lo studio

Giocando si impara. Così il gioco accende le capacità cognitive

Il divertimento indotto dal gioco ha un importante ruolo su molte delle nostre abilità cognitive, come la percezione visiva, le abilità motorie e l’abilità cognitiva per eccellenza della nostra specie: la lettura

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Immagine: Gamesingear, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Il divertimento generato dal gioco migliora le abilità visive, motorie e di lettura. 

È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori delle Università di Padova, dell’Insubria, di Bergamo e di Firenze, pubblicato sul Journal of Cognitive Enhancement.

Il gioco è ritenuto essenziale nello sviluppo cognitivo e socio-emotivo di molti animali, compreso l’essere umano. Per questo motivo è spesso utilizzato nell’insegnamento, ma anche nei trattamenti riabilitativi. 

Tuttavia il modo in cui questo speciale comportamento si sia evoluto e i meccanismi che lo rendono funzionale al miglioramento di specifiche abilità risulta ancora poco chiaro. A lungo l’ipotesi più accreditata è stata collegare gli effetti benefici del gioco alle emozioni positive che vengono generate da esso e che agirebbero da rinforzo all’apprendimento. Oggi si tende a ritenere che siano le caratteristiche del gioco stesso a renderlo efficace, anche se non è ben compreso come ciò avvenga.

La ricerca ha proprio cercato di approfondire cosa accade alle funzioni cognitive nei trenta minuti successivi all’attività svolta con alcuni videogiochi.

La sperimentazione ha previsto un primo studio che ha coinvolto bambini delle scuole primarie con difficoltà motorie e di lettura, a cui è stato chiesto di giocare a due videogiochi più o meno dinamici (di azione o puzzle). Prima e dopo l’attività di gioco sono state valutate le loro abilità visive, motorie e di lettura. Inoltre, è stato proposto loro un questionario in cui dovevano indicare quanto il gioco fosse stato divertente e difficile e quanto loro si sentissero divertiti, in tensione e attivati. Al termine della sessione con il videogioco d'azione, più divertente e più dinamico, le prestazioni visive, motorie e cognitive misurate erano considerevolmente migliorate rispetto alle prestazioni ottenute dopo aver giocato all’altro gioco.

Il secondo studio ha coinvolto giovani adulti senza alcun disturbo, ai quali è stato chiesto di giocare con lo stesso videogioco d'azione proposto nel primo studio o un videogioco di combattimento per 20 minuti ciascuno in giorni diversi. Subito dopo aver fatto giocare i partecipanti, venivano misurate le loro abilità di lettura, lo stato di ansia e il livello di attivazione e di divertimento indotto dal gioco. Per ottenere una misurazione più precisa del livello di attivazione sono stati quantificati i livelli dell’enzima alfa-amilasi nella saliva dei partecipanti.

Dai risultati è emerso che, indipendentemente dalle caratteristiche del gioco (d'azione o di combattimento), il divertimento generato dal videogioco spiegava il miglioramento nella lettura di un brano in cui le diverse informazioni semantiche dovevano essere integrate. Le parole con o senza senso (prive di significato) erano lette più velocemente dopo aver giocato al videogioco più stressante (misurato attraverso la concentrazione di alfa-amilasi salivare).

I due studi sembrano suggerire che il divertimento indotto dal gioco abbia un importante ruolo su molte delle nostre abilità cognitive.

«Giocare divertendosi ha un impatto su diversi comportamenti, come la percezione visiva, le abilità sensomotorie e su una delle abilità cognitive più peculiari della nostra specie: la lettura. Questi risultati potrebbero avere implicazioni dirette per l’aggiornamento di programmi educativi e di intervento cruciali per la salute umana e la promozione del benessere», scrivono i ricercatori, secondo cui lo studio fornisce informazioni importanti per comprendere come si situi il gioco nel percorso evolutivo dell’uomo.

«I nostri risultati si riverberano anche sulle cause remote del gioco, mostrando che le ipotesi evolutive focalizzate sull’attivazione, attraverso le emozioni positive, di abilità cognitive nell’apprendimento e nello sviluppo sembrano al momento ipotesi più robuste di quelle incentrate su altri adattamenti basati sull'idea che il gioco sia una forma di "addestramento” per l’età adulta», affermano.