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Lo studio
Identificata una chiave che potrebbe proteggere dalle più diffuse malattie dell’età avanzata
Redazione
Corpo

La genetica ha un ruolo determinante nella longevità umana: fino al 50%. A confermarlo sono i risultati di ricerche presentate a Roma nel corso della seconda edizione della Aging and Longevity Conference (ALC, 9-10 aprile) dal gruppo di lavoro di Annibale Puca, neurologo, professore di Genetica all’Università di Salerno. A determinare una maggiore resistenza a malattie cardiovascolari e neurodegenerative tipiche dell’anziano, come ipertensione e aterosclerosi, è la presenza del gene Lav che ha un'azione protettiva su cuore e cervello.

«Abbiamo reclutato per tre anni circa 600 centenari che vivevano in Cilento, - racconta Puca - confrontandoli con campioni di soggetti sani della popolazione generale, riscontrando nei centenari varianti geniche, modifiche del Dna in una proteina selezionata che porta un vantaggio genetico. E siamo riusciti a ringiovanire un cuore anziano, recuperare un cuore diabetico, bloccare aterosclerosi e malattie neurodegenerative, come la Corea di Huntington. Iniziato su modelli animali, lo studio è continuato in vitro su cellule umane del sistema immune, ottenendo, negli anni, lavori di ottimo livello. L’ultima scoperta riguarda la capacità di Lav di mitigare il deterioramento cardiaco anche nella progeria, malattia caratterizzata da invecchiamento precoce causata da mutazioni nel gene Lamina. Potrebbe diventare un nuovo bersaglio per terapie future anche per malattie rare come quella di Sammy Basso».

Lo studio dei centenari, che rappresentano un modello di invecchiamento di successo, porta a scoperte utilizzabili nelle ricerche per contrastare i disturbi legati all’invecchiamento su tutta la popolazione.

«L’assetto genetico è come il modello di una macchina – esemplifica Puca - e lo stile di vita è la benzina. Un buon carburante può migliorare le prestazioni del motore, ma naturalmente entro range limitati: chi nasce Fiat 500 non potrà mai performare come una Ferrari, anche con il miglior carburante del mondo».

In sintesi, «attraverso lo studio del Dna dei centenari - aggiunge Cesare Sirtori, farmacologo clinico all’Università di Milano - è stata identificata una variante genetica, la Lav, che normalmente viene trasmessa alla progenie per trasmettere il tratto longevo. Oggi, alla luce di queste scoperte, possiamo pensare che questa stessa variante, o la proteina che ne deriva, possa essere trasferita in modo mirato alla popolazione fragile e a rischio- conclude - con l’obiettivo di proteggerla dalle malattie legate all’invecchiamento ed eventualmente ringiovanire alcuni organi».

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