Un’immunoterapia contro i batteri resistenti

Nuovi approcci terapeutici

Un’immunoterapia contro i batteri resistenti

Animation- Credits- Payne et al,. 2021 & www.AnimateYour.Science Monash Biomedicine Discovery Institute Monash Biomedicine Discovery Institute .jpg

Immagine: Payne et al,. 2021 & www.AnimateYour.Science / Monash Biomedicine Discovery Institute Monash Biomedicine Discovery Institute
di redazione
Il principio è lo stesso che ha ispirato l’immunoterapia per il cancro: potenziare le difese naturali del sistema immunitario. La strategia funziona anche contro i super-batteri. Non servono nuovi farmaci, basta inserire nell’antibiotico una sostanza che recluta le cellule immunitarie

Combattere i super-batteri potenziando gli antibiotici attualmente disponibili. È la soluzione ideale all’antibiotico-resistenza, molto più rapida ed economica rispetto allo sviluppo di nuovi farmaci. A proporla è un gruppo internazionale di ricercatori composto da scienziati dell’EMBL e della Monash University in Australia e dell’Università di Harvard che ha ideato una sorta di immunoterapia contro i batteri resistenti. 

Gli scienziati, esattamente come è stato fatto in ambito oncologico, hanno pensato di sfruttare le potenzialità del sistema immunitario nel combattere i microbi, concentrandosi in particolare su alcune molecole coinvolte nella risposta naturale alle infezioni. 

In presenza dei batteri, l’organismo ricorre alle molecole chiamate chemiotattiche per reclutare i neutrofili e indirizzarli verso il sito dell’infezione. I neutrofili sono cellule immunitarie cruciali per la difesa dagli agenti patogeni capaci di incapsulare e uccidere i batteri. Da qui è nata l’idea di introdurre la sostanza chemiotattica all’interno dell’antibiotico in modo da potenziare il processo di reclutamento dei neutrofili. Il principio alla base del nuovo approccio è lo stesso dell’immunoterapia contro il cancro: indurre il sistema immunitario a fare quello che fa normalmente, ma a farlo ancora meglio. La nuova strategia è stata testata su topi con un’infezione da stafilococco aureo in corso. I risultati pubblicati su Nature Communications sono promettenti. Gli scienziati hanno inserito nell’antibiotico vancomicina, un comune farmaco anti batterico,  la sostanza chemiotattica formil peptide e hanno somministrato il composto a modelli di topi con un’infezione da stafilicocco. Il farmaco immunoterapico si è dimostrato due volte più efficace rispetto all’antibiotico tradizionale non potenziato anche a un dosaggio molto basso. 

La forma resistente agli antibiotici dello stafilococco aureo, lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA), è sempre più diffusa ed è responsabile del 37 per cento delle infezioni da stafilococco alcune delle quali con esito mortale. Individuare farmaci in grado di contrastare questa e altre infezioni del genere è da tempo una priorità della medicina, anche se finora non ci sono stati grandi progressi. «Gli antibiotici sono un trattamento medico salvavita. Ma i superbatteri mortali hanno sviluppato una resistenza a questi farmaci, aumentando i tassi di mortalità negli ospedali. Abbiamo bisogno di nuovi approcci per combattere questi superbatteri mortali. L’immunoterapia, una strategia precedentemente utilizzata per combattere il cancro, rappresenta un nuovo approccio per combattere i superbatteri», affermano i ricercatori. 

Lo studio apre la possibilità di abbinare le potenzialità dell’antibiotico alla stimolazione del sistema immunitario per il trattamento di altre infezioni batteriche oltre a quelle provocate dall’Mrsa. 

«È fondamentale esplorare nuove strategie per essere in grado di controllare questi ceppi batterici resistenti e molto infettivi che minacciano i farmaci che sono le pietre miliari della medicina moderna. Pertanto, lo sviluppo di antibiotici-chemiotattici non è solo importante come esempio di una potenziale strategia per controllare le infezioni da S. aureus, ma fornisce anche un modello per una pipeline sperimentale necessaria per identificare e studiare questi agenti complessi», concludono i ricercatori.