Immunoterapia: un passo avanti verso la riduzione degli effetti collaterali

La sfida

Immunoterapia: un passo avanti verso la riduzione degli effetti collaterali

La tossicità dell’immunoterapia è dovuta all'azione di specifiche cellule, completamente diverse da quelle responsabili della reazione immunitaria contro il tumore. Inibendo l’azione dannosa di quelle cellule si potrebbero evitare gli effetti collaterali della terapia

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Immagine: NIH Image Gallery / Flickr (https://www.flickr.com/photos/nihgov/27125551111)
di redazione

È stata salutata come una rivoluzione, ne sono stati decantati i successi ed ha anche assicurato un Nobel agli scienziati che l’hanno scoperta. L’immunoterapia contro il cancro ha dato a molti pazienti una speranza di vita che le terapie tradizionali non riuscivano ad offrire. Ma ora le si chiede di più. L’immunoterapia deve essere meno tossica, deve provocare meno effetti collaterali, deve potere essere tollerata da un maggior numero di persone. L’efficacia non basta, ci vuole anche una maggiore sicurezza.

È su questo obiettivo che si sono concentrati negli ultimi anni gli sforzi dei ricercatori dell’Università di Ginevra e dell’Harvard Medical School che finalmente sono arrivati vicini a una soluzione. Perché intanto hanno scoperto per la prima volta il meccanismo responsabile degli effetti tossici dell’immunoterapia e lo hanno descritto su Science Immunology: gli scienziati hanno individuato alcune differenze sostanziali tra le reazioni immunitarie dannose che colpiscono tessuti sani e quelle benefiche rivolte verso le cellule tumorali. I meccanismi immunitari sono simili, ma le popolazioni cellulari coinvolte sono diverse.

Quando tutto va bene, la stimolazione del sistema immunitario indotta dai farmaci immunoterapici va esclusivamente a discapito del tumore che viene riconosciuto come nemico e attaccato. A volte però le difese immunitarie “iperattive” finiscono per prendere di mira anche bersagli sbagliati, danneggiando i tessuti sani e imponendo l’interruzione della terapia. 

«Quando il sistema immunitario viene attivato così intensamente, la reazione infiammatoria può avere effetti dannosi e talvolta causare danni significativi ai tessuti sani. Abbiamo cercato di capire se ci fossero differenze tra la risposta immunitaria desiderata, che mira ad eliminare il cancro, e una risposta indesiderata, che può colpire i tessuti sani. L'individuazione di elementi distintivi tra queste due reazioni immunitarie permetterebbe infatti lo sviluppo di approcci terapeutici nuovi, più efficaci e meno tossici», ha dichiarato Mikaël Pittet, della Facoltà di Medicina dell’Unige a capo dello studio. 

Gli scienziati hanno studiato i meccanismi cellulari e molecolari in alcuni campioni di fegato che avevano subito reazioni tossiche con l’obiettivo di individuare somiglianze e differenze nei processi “benefici” e in quelli “dannosi”. La grande differenza consiste nelle cellule coinvolte nelle due reazioni. Nella risposta immunitaria tossica correlata all’immunoterapia le cellule responsabili dell’attacco ai tessuti sani sono di due tipi, i macrofagi e i neutrofili. Queste cellule non sono coinvolte nell’eliminazione delle cellule tumorali. Dall’altra parte, le cellule coinvolte nella distruzione del tumore sono le cellule dendritiche che non intervengono nell’attacco ai tessuti sani. Insomma, risposte diverse sono associate a cellule immunitarie diverse. 

La scoperta non è fine a se stessa, ma potrebbe servire allo sviluppo di terapie in grado di bloccare la risposta immunitaria “cattiva” mantenendo in piena funzione quella “buona”. 

I macrofagi attivati ​​dai farmaci immunoterapici producono proteine ​​infiammatorie che a loro volta attivano i neutrofili che scatenano la reazione tossica. Gli scienziati suggeriscono di agire sui neutrofili per soffocare sul nascere il processo tossico. È così partita la caccia al farmaco capace di inibire i neutrofili. 

Tra i possibili bersagli terapeutici c’è il TNF-α, una proteina prodotta dai neutrofili che favorisce la tossicità. È una soluzione promettente perché già esistono in commercio alcuni farmaci inibitori del TNF-α, usati per esempio per modulare la risposta immunitaria nelle persone con artrite reumatoide. Le stesse medicine potrebbero forse rivelarsi utili anche per ridurre gli effetti collaterali delle immunoterapie. «Inoltre, inibire i neutrofili potrebbe essere un modo più efficace per combattere il cancro: oltre a innescare una risposta tossica, alcune di queste cellule promuovono anche la crescita tumorale. Quindi, riuscendo a controllarle, potremmo avere un doppio effetto benefico: superare la tossicità nei tessuti sani e limitare la crescita delle cellule cancerose», conclude Mikaël Pittet.