Immunoterapia e radio a basse dosi. La via dolce contro i tumori metastatici

La nuova strategia

Immunoterapia e radio a basse dosi. La via dolce contro i tumori metastatici

Per ora il nuovo approccio terapeutico è stato testato sui topi. I risultati pubblicati su Science Translational Medicine sono promettenti. La radioterapia a basso dosaggio non uccide le cellule tumorali ma le mette in evidenza aiutando il sistema immunitario ad attaccarle

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Immagine: IAEA Imagebank / Flickr (https://www.flickr.com/photos/iaea_imagebank/20109371775)
di redazione

La regola del “less is more” vale anche nelle terapie contro il cancro. Un gruppo di ricercatori della Università di Pittsburgh e dell’Università del Wisconsin-Madison ha dimostrato in una serie di esperimenti sui topi che la radioterapia a basso dosaggio abbinata all’immunoterapia ha un impatto significativo sui tumori metastatici. La scoperta, pubblicata su Science Translational Medicine, se venisse confermata sugli esseri umani, potrebbe cambiare l’approccio terapeutico finora più diffuso: sottoporre il paziente al massimo dosaggio di radiazioni tollerato con la convinzione che “picchiare duro” sia la strategia vincente per uccidere il tumore. Non è da escludere invece che a essere meno aggressivi ci si guadagna. L’obiettivo non è più quello di annientare il nemico ma di metterlo in difficoltà e lasciarlo in balia di un nuovo attacco più potente.

«Nel nostro studio abbiamo adottato un principio differente. Non cerchiamo di distruggere il tumore con le radiazioni, ma vogliamo spingere il sistema immunitario a farlo», ha spiegato Ravi Patel, professore di radiologia oncologica all’Università di Pittsburgh e e principale autore dello studio. 

La radioterapia a basso dosaggio quindi diventa “complice” dell’immunoterapia aiutandola a potenziare la risposta immunitaria contro il tumore. A volte infatti la sola immunoterapia non basta. Alcuni pazienti possono sviluppare resistenza e dopo un iniziale beneficio smettere di fare progressi. Esistono inoltre tumori che per le loro specifiche caratteristiche immunologiche riescono a eludere l’attacco del sistema immunitario indotto dall’immunoterapia. Si tratta dei cosiddetti “tumori freddi” impermeabili ai linfociti, ossia alle cellule che dovrebbero distruggerlo. L’obiettivo della medicina in questi casi è quello di trasformare un tumore “freddo” in un tumore “caldo”, più ospitale verso le cellule immunitarie incaricate di attaccarlo. Lo strumento capace di favorire questa trasformazione è in genere la radioterapia a fasci esterni che consiste in una fonte di raggi X indirizzati esattamente nel punto del tumore. L’apparecchio funziona in modo mirato su parti limitate del corpo e non può quindi essere usato quando il tumore è in metastasi. In questi casi si può tentare la terapia con radionuclidi, elementi radioattivi infusi nell’organismo capaci di indirizzarsi in maniera estremamente selettiva verso le cellule cancerose per ucciderle.  Ed è questo il tipo di radioterapia oggetto dello studio. 

I ricercatori hanno cercato di individuare il dosaggio ottimale della radioterapia con radionuclidi testando diverse alternative sui topi. 

La questione non è di poco conto. Se la terapia con radionuclidi viene somministrata in dosi eccessive si corre il rischio di uccidere anche le cellule immunitarie infiltrate nel tumore per danneggiarlo e vanificare così gli effetti dell’immunoterapia.  

Aiutandosi con gli strumenti di diagnostica per immagini, gli scienziati sono riusciti, tentativo dopo tentativo, a individuare la quantità ottimale delle radiazione e anche il momento più adatto per indirizzarle contro il tumore. Inaspettatamente, i topi che ricevevano il dosaggio più basso di radioterapia, incapace quindi di uccidere le cellule tumorali, erano quelli con le maggiori probabilità di guarigione quando venivano trattati anche con l’immunoterapia. 

«Invece di distruggere i tumori, le radiazioni a basso dosaggio stavano "evidenziando le cellule del tumore", stimolando così il tipo di risposta che generalmente il sistema immunitario produce a un'infezione. Sotto la spinta dell'immunoterapia, le cellule immunitarie hanno attaccato le cellule cancerose danneggiate dalla radioterapia”, ha spiegato Patel. 

La terapia combinata sembrerebbe anche proteggere dalle recidive alla stregua di un vaccino. Infatti, i topi guariti grazie alla doppia terapia riuscivano a combattere le cellule cancerose che erano state appositamente reintrodotte dagli scienziati prima di sviluppare nuovamente il cancro. «Il trattamento con radioterapia e immunoterapia a basso dosaggio ha sradicato il cancro e ha anche agito come una sorta di vaccino antitumorale, impedendo ai topi di contrarre nuovamente questo tipo di cancro. Sono necessari studi clinici sull'uomo per trasformare la nostra scoperta in un nuovo standard di cura.  Nel frattempo, questo approccio può essere già testato sugli esseri umani, utilizzando radioterapie approvate progettate per colpire specifici tipi di cancro», ha detto Patel.