L’inquinamento dell’aria influenza diffusione e mortalità del Covid-19?

Lo studio CNR -ISAAC

L’inquinamento dell’aria influenza diffusione e mortalità del Covid-19?

di redazione

Perché in Lombardia così tanti casi e così tanti morti? Colpa dell’inquinamento? L’aria inquinata favorisce la diffusione del virus Sars Cov-2? Aumenta la mortalità? Domande complesse che rappresentano una sfida per gli scienziati. Tra i ricercatori impegnati a cercare delle risposte ci sono quelli dell’Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce e Roma che hanno appena pubblicato sulla rivista Atmosphere uno studio sull’interazione tra inquinamento dell’aria e Covid -19. L’obiettivo è quello di analizzare le attuali conoscenze scientifiche al riguardo. Le ipotesi al vaglio degli scienziati sono due: le persone che abitano in zone più inquinate sono più vulnerabili se vengono contagiate? Le particelle inquinanti possono favorire la diffusione del virus? Entrambe le questioni, pur restando aperte, sono ora maggiormente definite. 

La prima ipotesi è plausibile, ma servono dati più affidabili. La seconda ipotesi richiede di effettuare una distinzioni tra indoor e outdoor.

«In esterno, le concentrazioni di virus rilevate in aree pubbliche a Wuhan sono al limite della rilevabilità (< 3 particelle virali/m3), in confronto alle tipiche concentrazioni di particolato nelle aree urbane inquinate, che possono arrivare a 100 miliardi di particelle/m3. Pertanto, la probabilità di trasmissione con questo meccanismo in outdoor sembra essere molto bassa. Vi può ovviamente essere una maggiore probabilità in specifici ambienti indoor, come ospedali e aree in cui i pazienti sono messi in quarantena, o mezzi pubblici in cui viaggino molti contagiati. In questi ambienti, la sorgente è più intensa e la dispersione del virus in aria più limitata in termini spaziali, per cui si possono osservare concentrazioni più elevate e condizioni microclimatiche più favorevoli alla sopravvivenza del virus. In questi ambienti, è consigliabile mitigare il rischio per le persone suscettibili mediante la ventilazione periodica, la decontaminazioni delle superfici e l’utilizzo di sistemi di condizionamento con tecnologie appropriate, per limitare la circolazione di bioaerosol nell’ambiente indoor», osservano i ricercatori.