Il jet lag fa ingrassare e ora sappiamo perché

La scoperta

Il jet lag fa ingrassare e ora sappiamo perché

Su Nature si spiega come mai chi lavora di notte o cambia spesso fuso orario tende ad aumentare di peso. Tutto succede perché gli orologi delle cellule dell’intestino perdono colpi rispetto all’orologio del cervello, influenzato dall’esterno. Il “fuori sincrono” incide sul metabolismo dei grassi

di redazione

Chi lavora di notte o chi, viaggiando spesso, sperimenta in continuazione il disagio del jet lag rischia di ingrassare nonostante le abitudini alimentari non cambino. Perché? Tutto dipenderebbe da un effetto preciso che le notti insonni hanno sull’intestino. E che un gruppo di ricercatori di Lisbona ha ricostruito nel dettaglio, osservando l’impatto  delle variazioni dell’orologio circadiano sulle cellule immunitarie dell’intestino. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature

«La mancanza di sonno o i cambiamenti nelle abitudini del sonno possono avere gravi conseguenze sulla salute, provocando una serie di disturbi caratterizzati da una componente immunitaria, come le infiammazioni intestinali. Per comprendere come mai ciò accade, abbiamo cominciato a chiederci se per caso le cellule immunitarie dell’intestino fossero influenzate dall’orologio circadiano», ha dichiarato Veiga-Fernandes, che ha guidato lo studio.

Il tempo a cui viaggia l’organismo è dettato da due tipi diversi di orologi: il grande orologio del cervello e i tanti piccoli orologi inseriti in parti più piccole del corpo, tra cui le cellule. 

Quasi tutte le cellule del corpo posseggono un meccanismo interno che segue il ritmo circadiano grazie all’espressione dei cosiddetti “geni orologio”. Ognuno di questi geni riferisce alle cellule “l’ora esatta” del mondo esterno (più che altro informa se fuori è giorno o notte), aiutando in questo modo gli organi, che sono il risultato dell’unione di più cellule) a prepararsi per ciò che li aspetta (il pasto, per esempio, oppure il riposo notturno).  Anche se gli orologi delle cellule sono autonomi devono essere sincronizzati tra loro e con l’orologio centrale per assicurarsi che tutte le componenti dell’organismo condividano lo stesso “fuso orario”. 

Questo compito spetta al grande orologio del cervello, che a differenza delle cellule, riceve informazioni sull’ora del giorno direttamente dall’esterno attraverso i sensi, vista in primis.

Il benessere dell’organismo passa quindi per la sincronizzazione tra i piccoli orologi e il grande orologio. 

I ricercatori hanno scoperto che alcune cellule immunitarie dell’intestino chiamate “cellule linfocitiche innate, ILC3, sono particolarmente sensibili alle variazioni dei geni-orologio. Si tratta di cellule che svolgono un’importante funzione nell’intestino, combattendo le infezioni, controllando l’integrità dell’epitelio e influenzando l’assorbimento dei lipidi. Quando i loro orologi perdono colpi e viaggiano a un ritmo diverso da quello esterno, il numero di cellule ILC3 nell’intestino si riduce notevolmente e di conseguenza si scatenano infiammazioni, si formano lesioni sulla parete intestinale e si aumenta l’accumulo di grasso. 

La perdita del ritmo circadiano da parte delle cellule intestinali si deve a un fenomeno piuttosto complesso che per semplificare si può attribuire alla mancata capacità delle cellule di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. 

Cerchiamo di capire che vuol dire. Quando l’orologio del cervello va in tilt perché il ritmo giorno-notte/veglia-sonno si interrompe, insorge nelle cellule ILC3 un problema specifico: manca all’appello lo zip-code molecolare, “il codice postale delle proteine” che indica la destinazione delle cellule. Per intenderci: se le ILC3 vanno verso l’intestino e non altrove è perché sulla loro superficie esprimono una proteina che contiene “l’indirizzo” (zip-code) della loro meta. Ma in assenza degli input provenienti dall’orologio del cervello, le ILC3 non riescono a esporre sulla loro superficie il codice postale e, di conseguenza, non riescono a raggiungere la loro destinazione che è, per l’appunto, l’intestino. Va da sé che non possono neanche svolgere la loro preziosa azione di salvaguardia della salute intestinale, tra cui controllare il metabolismo dei grassi. 

Ecco perché le persone che svolgono lavori con turni di notte o che si spostano frequentemente attraversando fusi orari differenti e lontani faticano più degli altri a restare in forma. È bene che lo sappiano i viaggiatori infaticabili: il jet lag fa ingrassare.