Marijuana. Gli adolescenti rischiano la dipendenza più degli adulti

Lo studio

Marijuana. Gli adolescenti rischiano la dipendenza più degli adulti

Secondo uno studio su Jama Pediatrics il cervello degli adolescenti reagisce alle sostanze stupefacenti in maniera diversa da quello degli adulti. I teenager sono più esposti al rischio di sviluppare dipendenza perché il loro cervello ricorda meglio il piacere procurato dalla sostanza

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Immagine: elsaolofsson, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

L’età fa la differenza quando si parla di marijuana o di altre sostanze che danno dipendenza. Un conto è iniziare a farne uso al liceo, un altro all’università. Uno studio su JAMA Pediatrics dimostra che il cervello degli adolescenti risponde in maniera diverse alle sostanze stupefacenti rispetto al cervello di un adulto: nei teen-ager aumenta il rischio di sviluppare dipendenza. 

I ricercatori hanno condotto uno studio a livello di popolazione analizzando i dati della National Survey on Drug Use and Health, una indagine sul consumo di droghe tra i giovani e gli adulti degli Usa.

La loro attenzione si è concentrata su nove differenti sostanze che danno dipendenza: antidolorifici oppioidi, stimolanti, marijuana, alcol, sigarette, cocaina, eroina, metanfetamine e tranquillanti. 

Il campione oggetto di studio è stato diviso in due gruppi in base all’età: gli adolescenti tra i 12 e i 17 anni e i giovani adulti tra i 18 e i 25 anni. L’alcol è risultata la sostanza più consumata in entrambi i gruppi. 

Un quarto degli adolescenti e l’80 per cento dei giovani adulti ha dichiarato di consumare alcol regolarmente. Circa la metà dei giovani adulti ha affermato di aver provato la cannabis o il tabacco, contro rispettivamente il 15 per cento e il 13 per cento degli adolescenti. 

Ma quante volte il consumo si trasforma in dipendenza? Qui entrano in gioco le differenze anagrafiche. I teenager sono più a rischio di dipendenza.  Entro un anno dalla prima volta che viene consumata marijuana, l’11 per cento degli adolescenti ne diventa dipendente, rispetto al 6,4 per cento dei giovani adulti. E più si va avanti, più scatta la dipendenza: entro tre anni dal primo tentativo, il 20 per cento degli adolescenti sviluppa dipendenza, quasi il doppio del numero di giovani adulti. Lo stesso fenomeno si ripete con altre sostanze, tra cui i farmaci regolarmente prescritti. 

Circa il 14 per cento degli adolescenti che ha consumato stimolanti terapeutici per uso ricreativo ha sviluppato un disturbo da uso di sostanze entro un anno dalla prima assunzione, rispetto a solo il 4 per cento dei giovani adulti. Vale lo stesso per gli antidolorifici oppioidi: l’11,2 per cento dei ragazzi non ne può fare a meno in confronto al 7 per cento dei giovani adulti. Nel caso dell’alcol e delle sigarette invece non ci sono grandi differenze tra i due gruppi. 

Il cervello degli adolescenti è ancora in formazione, ha una maggiore plasticità, o capacità di cambiamento, rispetto al cervelli relativamente statico degli adulti. Di conseguenza, sostanze come la cannabis nei teenager hanno maggiori probabilità di alterare le connessioni sinaptiche rinforzando i segnali di ricompensa alla base del fenomeno della dipendenza. È come se i ragazzi ricordino meglio il piacere procurato dalla sostanza di quanto facciano gli adulti. 

«La dipendenza è un processo di apprendimento. È un tipo di memoria che viene cablata nel cervello. Ciò si verifica molto più velocemente nel cervello di un adolescente», ha spiegato Nora Volkow, autrice senior dello studio. 

I ricercatori invitano i genitori a non sottovalutare gli effetti della  marijuana sugli adolescenti, considerando l’uso della sostanza come un innocuo passatempo che loro stessi hanno sperimentato in gioventù. 

«Per quanto riguarda la marijuana, la sostanza che era disponibile quando i genitori oggi erano adolescenti è molto diversa da quella attuale. Il contenuto di THC è molto più alto e maggiore è il contenuto di THC, maggiore è il rischio di effetti negativi», conclude Volkow.