Melanoma: a rischio le fasce più giovani

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Melanoma: a rischio le fasce più giovani

di redazione

Il melanoma, il più pericoloso tra i tumori della pelle, colpisce fasce sempre più giovani della popolazione. Nel 2019, secondo le ultime stime Aiom, le nuove diagnosi di melanoma sono circa 12.400, di cui 6.700 tra gli uomini e 5.700 tra le donne (4% di tutti i tumori in entrambi i sessi). Una patologia che rappresenta il 9% dei tumori giovanili negli uomini (al secondo posto tra le neoplasie più frequenti, dopo il testicolo) e il 7% nelle donne (terza neoplasia più frequente, dopo mammella e tiroide). Fino a pochi anni fa il melanoma era considerato una neoplasia rara, addirittura rarissima tra gli adolescenti, mentre negli ultimi 20 anni l’incidenza è aumentata di oltre il 4% all’anno negli adolescenti di entrambi i sessi. Nel corso della vita si ammala un uomo su 66 e una donna su 85.

Melanoma: un destino che può cambiare è l’appuntamento promosso martedì 28 gennaio a Roma da Inrete Relazioni Istituzionali e Comunicazione, con il patrocinio di Imi (Intergruppo melanoma italiano) e grazie al contributo di Novartis.

Negli ultimi anni si registra un aumento dell’incidenza della patologia nella fascia d’età 0-45 anni. Il melanoma «è un tipo di cancro particolarmente aggressivo – ricorda Paolo Marchetti, direttore dell'Oncologia dell’Ospedale Sant’Andrea e del Policlinico Umberto I di Roma - che ogni dodici mesi, in Italia, fa registrare 7 mila nuovi casi e 1.500 decessi. La diagnosi precoce e l’adozione di corretti stili di vita, in particolare con una maggiore attenzione all’esposizione al sole, restano le armi vincenti contro questa patologia».

Alla patologia la ricerca scientifica ha risposto con soluzioni legate alla medicina di precisione con farmaci pronti a colpire bersagli specifici, che hanno dimostrato grande efficacia nel contrasto alle recidive. «Questo trattamento adiuvante - testimonia Monica Forchetta, presidente Apaim (Associazione pazienti Italia melanoma) - apre nuovi scenari poiché in grado di prevenire recidive nelle persone affette da melanoma, al III stadio, ovvero ad alto rischio, positivi per la mutazione BRAF e dopo la completa resezione chirurgica. A incidere sull’impatto psicologico dei pazienti è anche la durata del percorso di cura: 12 mesi. Un aspetto che porta le persone in terapia ad affrontare con maggiore forza e vigore un percorso difficile, ma circoscritto e oggi molto più breve di qualche anno fa».

Una corretta informazione sui rischi che si corrono in seguito a esposizioni precoci e prolungate ai raggi ultravioletti deve affiancarsi a un sistema di prevenzione adeguato. «Il rischio è notevolmente maggiore tra chi fa uso di lampade solari – sottolinea Angela Ianaro, membro della Commissione Affari sociali della Camera - specie se di età inferiore ai 30 anni. Il nostro ordinamento disciplina l’utilizzo delle lampade abbronzanti, prevedendone il divieto ai minori. Non determina, tuttavia, alcuna sanzione nel caso di violazione del divieto stesso. In considerazione del pericolo legato a un loro utilizzo da parte dei minorenni ho presentato un’interpellanza urgente – conclude - affinché si introducano controlli accurati sul rispetto della normativa vigente e regimi sanzionatori».

«Altrettanto importante - sostiene il presidente della Commissione salute della Regione Lazio, Giuseppe Simeone – è costruire e implementare la rete per le patologie oncologiche, consentendo a tutti i pazienti della Regione di usufruire di percorsi di diagnosi e terapie ed eventualmente essere indirizzati verso percorsi di trattamenti con farmaci sperimentali».