Morbo di Crohn: un fungo presente nel cibo peggiora i sintomi della malattia

Lo studio

Morbo di Crohn: un fungo presente nel cibo peggiora i sintomi della malattia

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Immagine: Stephen Fletcher, Ram Hall Farm, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Un fungo presente in molti formaggi e nelle carni processate, innocuo per le persone sane, nei pazienti con morbo di Crohn peggiora i sintomi perché impedisce alle lesioni intestinali di guarire. Un farmaco antifungino potrebbe fornire sollievo e accorciare le fasi acute della malattia

Debaryomyces hansenii o candida famata è un fungo molto diffuso nei formaggi, nelle salsicce, nella birra e anche nel vino. Per la maggior parte delle persone non costituisce una minaccia, perché come entra, esce. Ma per chi è affetto dal morbo di Crohn la sua presenza nell’intestino peggiora le lesioni tipiche della malattia acuendone i sintomi. Con i farmaci antimicotici il quadro clinico potrebbe migliorare. 

È quanto suggerisce uno studio della Washington University in St. Louis appena pubblicato su Science

La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino caratterizzata da ulcere e da un’alternanza di fasi acute e di remissioni. Durante la fase acuta le lesioni delle pareti intestinali si infiammano provocando sintomi come dolore e diarrea che possono persistere per settimane o anche mesi. 

I ricercatori americani hanno scoperto che una delle ragioni per cui le ulcere impiegano così tanto a guarire è la presenza al loro interno di un fungo, il Debaryomyces hansenii. 

Dagli esperimenti sui topi è emerso infatti che le lesioni intestinali degli animali rallentavano molto il percorso di guarigione se negli animali veniva introdotto il microrganismo in questione. 

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che somministrando ai topi il farmaco antimicotico amfotericina B le ulcere venivano riparate in tempi più brevi. 

Gli scienziati hanno anche esaminato le biopsie intestinali di sette persone con morbo di Crohn confrontandole con quelle di dieci persone sane. In tutti i pazienti con la malattia intestinale è stata rilevata la presenza del fungo in confronto a un solo caso nel gruppo di controllo. 

In un'analisi separata di dieci pazienti con malattia di Crohn condotta su campioni di tessuto di aree infiammate e su parti di intestino sane, i ricercatori hanno trovato il fungo in tutti i pazienti, ma solo nei siti con lesioni e infiammazioni.

Nelle persone sane il fungo presente nei formaggi o nelle carni processate è innocuo perché viene eliminato facilmente nel processo digestivo. 

Ma le persone con malattia di Crohn hanno un difetto nella barriera intestinale che consente al fungo di penetrare nel tessuto e sopravvivere al suo interno. Lo studio suggerisce che eliminando il fungo con i farmaci mirati si possa ripristinare il naturale processo di riparazione delle lesioni e accorciare la fase acuta infiammatoria. 

Il farmaco amfotericina B potrebbe rappresentare un valido candidato ma ha il difetto di potere essere somministrato solo per via endovenosa. I ricercatori stanno lavorando per sviluppare un antifungino efficace che possa essere assunto per via orale. Un’altra questione da approfondire è se esista un legame tra la dieta e la quantità di funghi presente nel tratto digerente. 

«La malattia di Crohn è fondamentalmente una malattia infiammatoria, quindi anche se scoprissimo come migliorare la guarigione delle ferite, non cureremmo la malattia. Ma nelle persone con Crohn, la faticosa guarigione delle ferite causa molta sofferenza. Se riusciamo a dimostrare che eliminando questo fungo, attraverso cambiamenti nella dieta o con farmaci antifungini, si riesce ad accelerare la guarigione delle ferite, allora si riuscirebbe a influenzare la qualità della vita in un modo che non si è stati in grado di fare con approcci più tradizionali», concludono i ricercatori.