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DidascaliaImmagine: Dr. Cecil Fox (Photographer), Public domain, via Wikimedia Commons
Un gruppo di ricercatori dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell’Università Statale di Milano ha scoperto una rete di comunicazione interna alla cellula, che potrebbe avere un ruolo nello sviluppo e la diffusione dei tumori. I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione Airc e dall’European Research Council (ERC), sono stati appena pubblicati sulla rivista Nature Communications.
Sulla propria superficie le cellule hanno recettori che agiscono come antenne: ricevono segnali dal mondo esterno, che intercettano e trasferiscono all’interno della cellula. Sono segnali di importanza vitale perché generano specifiche istruzioni di comportamento. Quando un recettore si lega a una molecola-segnale esterna innesca infatti una cascata di reazioni chimiche all’interno della cellula, che alla fine raggiunge il nucleo, il centro di controllo della cellula. Qui, le istruzioni sono ricevute ed elaborate in modo da generare una specifica risposta cellulare. A seconda della risposta, la cellula può agire in diversi modi, per esempio può spostarsi in una determinata direzione o dividersi in due cellule figlie. Fino a poco tempo fa, si credeva che questa comunicazione a lungo raggio, dalla superficie cellulare al nucleo, fosse l’unico modo in cui le cellule potessero rispondere a uno stimolo esterno. I risultati raccolti in questo studio hanno mostrato che invece esiste una via di comunicazione alternativa.
«La nostra ricerca – racconta Sara Sigismund, responsabile scientifica dello studio, ricercatrice del Dipartimento di Oncologia molecolare all'Ieo e professoressa all’Università Statale di Milano - ha rivelato che un particolare recettore per fattori di crescita, noto come EGFR, può comunicare direttamente con alcuni organelli all’interno della cellula».
L'identificazione di questa via di comunicazione potrebbe fornire le basi per studi che mettano a punto nuove terapie anticancro. «Si potrebbe infatti interferire con questa via – spiega Pier Paolo Di Fiore, responsabile del programma di Novel Diagnostics allo Ieo e professore alla Statale di Milano, coautore dell’articolo - bloccando le risposte cellulari indesiderate: la proliferazione o la migrazione». Interferire con la comunicazione che causa questa deviazione, aggiunge Di Fiore, «sarebbe una strategia terapeutica innovativa e promettente»
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