Una proteina anti-ageing migliora la memoria delle scimmie

Lo studio

Una proteina anti-ageing migliora la memoria delle scimmie

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Immagine: Sayanti Sikder, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Con una sola iniziazione della proteina klotho le scimmie anziane ricordano dove era stato nascosto il loro dolcetto. Per gli esseri umani è come ricordare dove è parcheggiato l’auto. Ma la posta in gioco è più alta: si intravede una terapia per le le malattie neurodegenerative

Non è l’elisir di lunga vita, non restituisce la gioventù, non riesce a fermare il tempo: ad invecchiare si invecchia, sempre e comunque, ma almeno ci si ricorda dove è parcheggiata l’auto. Succede “ricaricando” la proteina klotho, chiamata anche proteina della longevità. Si tratta di una sostanza prodotta naturalmente dall’organismo e coinvolta nei processi di invecchiamento che sembrerebbe in grado di potenziare le capacità cognitive nelle persone anziane. Alcuni studi sui topi avevano già mostrato i benefici della proteina sul cervello: iniezioni di klotho miglioravano le funzioni cognitive degli animali. Ora la conferma arriva dal primo studio sui primati che, ovviamente, viene guardato con maggiore interesse perché si intravede più nitidamente la possibilità di trasferire i risultati sugli esseri umani. 

Con l’avanzare degli anni i livelli della proteina klotho scendono, ma grazie a iniezioni che ripristinano i valori normali, quelli presenti alla nascita, si potrebbero potenziare le capacità cognitiva e la memoria nelle persone anziane e forse si potrebbe addirittura bloccare il decorso delle malattie neurodegenerative. 

Gli esperimenti sulle scimmie descritti su Nature Aging sono promettenti. 

I ricercatori hanno valutato le performance cognitive di macachi rhesus dall’età media di circa 22 anni (corrispondente a una fase avanzata della vita degli animali), prima e dopo l’iniezione di klotho. 

Per quantificare gli effetti della proteina sulla memoria, i ricercatori hanno ideato un esperimento che imponeva agli animali uno sforzo mnemonico equivalente a quello di ricordare dove è parcheggiata l’auto per gli esseri umani. Le scimmie dovevano infatti ritrovare un dolcetto che lo sperimentatore aveva posizionato tempo prima in uno dei numerosi nascondigli.

Ebbene, le scimmie hanno ottenuto risultati significativamente migliori dopo aver ricevuto klotho dimostrando un miglioramento della memoria spaziale. Prima delle iniezioni gli animali erano riusciti a individuare i nascondigli corretti nel 45 per cento dei casi. Dopo l’iniezione della proteina a basso dosaggio  erano riusciti a scovare il dolcetto nel 60 per cento dei tentativi. I benefici sulle capacità cognitive sono rimasti osservabili per due settimane, suggerendo che l’iniezione abbia un impatto a lungo termine sulle sinapsi e sulle funzioni cerebrali legate alla memoria. 

«Dato che i livelli di kletho  diminuiscono con l'invecchiamento umano, i nostri dati che mostrano che una dose idi kletho paragonabile a cinque volte i livelli basali e simile ai livelli osservati alla nascita può migliorare la cognizione nei primati non umani anziani suggeriscono che il trattamento periferico o il reintegro con questo ormone endogeno può rivelarsi terapeutico negli esseri umani che invecchiano», scrivono i ricercatori nelle conclusioni.