Scoperta l’arma segreta delle zanzare

Lo studio

Scoperta l’arma segreta delle zanzare

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Immagine: Muhammad Mahdi Karim, GFDL 1.2 <http://www.gnu.org/licenses/old-licenses/fdl-1.2.html>, via Wikimedia Commons
di redazione

Una zanzara in camera di letto, di questi tempi, quando già ci pensa il caldo a rendere le notti insonni, è una vera tortura. Ma ora, grazie a uno studio pubblicato su Current Biology, la strategia di attacco dei fastidiosi insetti è stata svelata e le punture, le bolle e il prurito potrebbero presto diventare un ricordo del passato. 

I ricercatori dell’ Università di Pavia e dell’Università di Milano hanno infatti individuato il meccanismo che consente alle zanzare di irrigidire il labbro (ossia il “pungiglione”) così da poter succhiare il sangue.

«L’indagine è partita dal cercare di capire quali funzioni potessero avere alcuni ingredienti presenti nella saliva delle zanzare. Tra queste, abbiamo individuato la proteina che porta alla modificazione del labbro (ossia la punta estrema della proboscide) della zanzara permettendo a questo di “irrigidirsi” e attraversare l’epidermide. Abbiamo chiamato questa proteina LIPS, che sta per “labrum-interacting protein of the saliva», dichiara Paolo Gabrieli del laboratorio di Entomologia e Parassitologia dell’Università di Milano.

Successivamente, gli scienziati hanno identificato il recettore responsabile. «Una scoperta essenziale per sviluppare strategie efficaci per interferire con questo meccanismo e quindi ridurre o impedire alle zanzare di pungerci. Abbiamo dimostrato il funzionamento di questo meccanismo “spegnendo” il gene che produce LIPS, ottenendo zanzare che non sono più in grado di pungere l’uomo», spiega Federico Forneris, a capo del laboratorio Armenise-Harvard presso l’Università di Pavia .

La ricerca poi è proseguita ulteriormente fino a determinare la struttura della proteina, scoprendone un’organizzazione mai osservata in precedenza che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di sostanze da utilizzare come futuri deterrenti contro le zanzare. 

Lo studio è stato sviluppato grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard, di Fondazione Cariplo, di un progetto ministeriale “PRIN” riservato ai giovani ricercatori e della NATO attraverso il programma “Science for Peace and Security”.

Prime firme e principali artefici del lavoro sperimentale sono due dottorande di ricerca del laboratorio Armenise-Harvard di Pavia: Irene Arnoldi, di Bergamo e Giulia Mancini, di Sulmona. 

«In questo caso, la ricerca di base ha dimostrato di essere al servizio di esigenze immediate della comunità. Con questa scoperta, è immaginabile un prossimo futuro in cui contrasteremo un fastidioso fenomeno estivo per l’Italia e le malattie trasmesse dalle zanzare come la dengue o la febbre del Nilo, endemiche in molti paesi del Pianeta, con strumenti più efficaci di quelli di cui disponiamo al momento», chiosano Federico Forneris e Paolo Gabrieli.