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DidascaliaImmagine: VillalobosGoPack, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Una nuova speranza per la diagnosi e la cura dei tumori della vescica più aggressivi nasce dalle ricerche di un gruppo di scienziati dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell’Università di Milano, sostenuto dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro.
Lo studio ha condotto i ricercatori a scoprire un inedito meccanismo molecolare, alla base dell’aggressività biologica e clinica dei tumori della vescica, che determina le prognosi più sfavorevoli. I dati sono stati appena pubblicati sulla rivista Nature Communications.
All’origine dell’intero processo sembra esserci la proteina NUMB, che è normalmente espressa nella vescica normale, ma viene perduta in oltre il 40% di tutti i tumori vescicali umani. Questa perdita causa una cascata di eventi molecolari che rendono il tumore altamente invasivo, consentendogli di oltrepassare gli strati superficiali della mucosa vescicale per raggiungere gli strati più profondi.
«Dunque la proteina NUMB – spiega Salvatore Pece, professore di Patologia generale e vicedirettore del Dipartimento di oncologia ed emato-oncologia dell’Università Statale di Milano, direttore del Laboratorio Tumori ormono-dipendenti e patobiologia delle cellule staminali dello Ieo – funziona come un interruttore molecolare. che, se è spento, accelera la progressione tumorale e influenza il decorso clinico della malattia. Rappresenta quindi un biomarcatore molecolare che consente di identificare i tumori superficiali a elevato rischio di progressione verso tumori muscolo-invasivi».
I ricercatori hanno analizzato il profilo molecolare sia in cellule in coltura e animali di laboratorio sia in campioni di tumori umani privi dell’espressione di NUMB. «Abbiamo così osservato – racconta Francesco Tucci, dottorando di ricerca alla Scuola europea di medicina molecolare e primo autore dello studio – che la perdita di NUMB attiva un complesso circuito molecolare che conduce all’attivazione di un potente oncogene, il fattore di trascrizione YAP. Quest’ultimo è alla base del potere proliferativo e invasivo delle cellule tumorali».
In esperimenti di laboratorio «abbiamo dimostrato che è possibile inibire la capacità proliferativa e invasiva delle cellule tumorali prive di NUMB – aggiunge Daniela Tosoni, ricercatrice al Dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia dell’Università di Milano e dello Ieo - utilizzando farmaci in grado di colpire questo complesso circuito molecolare a diversi livelli. I tumori della vescica privi di NUMB – precisa Tosoni – sono quindi molto aggressivi ma anche altamente vulnerabili».
Sono infatti già disponibili alcuni farmaci molecolari impiegati in clinica per patologie differenti dal tumore vescicale, che potrebbero rapidamente essere sperimentati e adottati come trattamenti innovativi per prevenire la progressione clinica dei tumori vescicali superficiali ad alto rischio privi della proteina NUMB.
Nel 2023, in Italia, sono stati stimati 29.700 nuovi casi di tumore della vescia, il quinto più frequente dopo quelli di mammella, colon-retto, polmone e prostata. Al momento della diagnosi iniziale si presentano in larga maggioranza come tumori superficiali non muscolo-invasivi, che sono generalmente caratterizzati da una buona prognosi. Solo una percentuale ridotta si presenta invece sin dal principio come tumori profondi muscolo-invasivi, molto aggressivi e con decorso clinico meno favorevole. Questo ha fatto storicamente considerare i tumori superficiali e quelli profondi come due patologie differenti sin dal principio, guidate da differenti meccanismi molecolari.
«I nostri studi dimostrano invece che i tumori vescicali superficiali e quelli profondi rappresentano stadi differenti di un unico processo patologico che evolve nel tempo – sottolinea Pece – guidato già dal principio da specifici meccanismi molecolari che possono essere ostacolati con farmaci precisi e mirati. Diventa quindi fondamentale identificare i meccanismi biologici alla base di questa evoluzione e sviluppare nuovi marcatori molecolari per identificare i pazienti con caratteristiche specifiche di aggressività.
I ricercatori hanno anche individuato una nuova firma molecolare «che consentirà – conclude Pece - di identificare con accurata precisione i pazienti che potranno beneficiare di trattamenti mirati con nuovi farmaci che colpiscono in maniera specifica i meccanismi molecolari che sono attivati a seguito della perdita di NUMB».
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