Studio italiano
Sfruttare la neuroplasticità del cervello per curare i disturbi della visione
Redazione
Una ricerca dell'università di Pisa mostra che la corteccia visiva è capace di recuperare alcune sue funzionalità dopo un deficit. La scoperta apre la strada a nuove strategie terapeutiche mirate a esaltare la neuroplasticità

Nuove prospettive per la cura di alcuni disturbi della visione grazie alla neuroplasticità del cervello. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Pisa in collaborazione con Holly Bridge e Uzay E. Emir dell’Università di Oxford ha dimostrato che, grazie al neurotrasmettitore GABA, la corteccia visiva è capace di recuperare alcune sue funzionalità dopo un deficit. «La nostra ricerca – spiegano Claudia Lunghi e Maria Concetta Morrone, entrambe docenti presso del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale e di ricerca traslazionale – ha provato che un breve periodo di esperienza visiva anormale è in grado di modificare la percezione visiva e i circuiti del cervello in soggetti umani adulti. Il sistema GABAergico può essere modulato farmacologicamente e quindi queste scoperte possono essere utilizzate per lo sviluppo futuro di strategie terapeutiche mirate a esaltare la neuroplasticità, come per esempio nel caso di danno cerebrale, o per il recupero della funzionalità visiva in disturbi della visione binoculare quali l’ambliopia, anche dopo il periodo critico».

Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Current Biology, riporta che il cambiamento percettivo è proporzionale alla diminuzione del neurotrasmettitore inibitorio GABA (acido γ-aminobutirrico) a livello della corteccia visiva primaria. «La neuroplasticità, ovvero la capacità del sistema nervoso centrale di essere modificato dall’esperienza, è massima durante lo sviluppo, quello che si chiama periodo critico» precisani le due ricercatrici. «Questa capacità di modificarsi da parte del sistema nervoso garantisce all’organismo di adattarsi all’ambiente esterno che cambia continuamente – proseguono - e costituisce un vantaggio evolutivo. È importante che la neuroplasticità sia limitata dopo la chiusura del periodo critico per evitare fenomeni di mal adattamento. Per questo motivo, fino a poco tempo fa si riteneva che la corteccia visiva adulta non fosse affatto plastica». Lo studio «dimostra la forte plasticità del cervello dell’adulto e quindi la sua potenziale capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione invalidante. Il fatto che l’inibizione GABAergica sia modificata dall’esperienza visiva è importante – concludono Lunghi e Morrone – perché dimostra che la neuroplasticità nell’adulto è mediata da meccanismi neurali simili a quelli osservati negli animali durante lo sviluppo nella regolazione dei periodi critici».

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