Il successo è questione di motivazione (ma se è troppa è controproducente)

Lo studio 

Il successo è questione di motivazione (ma se è troppa è controproducente)

Uno studio su Neuron dimostra che la legge di Yerkes e Dodson è una questione di neuroni: per ottenere il massimo rendimento la motivazione deve essere ideale, né troppo alta, né troppo bassa. Il livello di motivazione influenza l’attività dei neuroni coinvolti nel processo decisionale

di redazione

Vale per lo sport, per lo studio, per il lavoro: il talento senza la motivazione non porta a nulla. Ma la motivazione deve essere “giusta”, né troppo alta, né troppo bassa, altrimenti la performance non è ottimale. Lo avevano teorizzato due psicologi americani stabilendo la regola che porta il loro nome, la legge di Yerkes e Dodson: una motivazione alta aumenta il rendimento, ma se la motivazione è troppo alta il rendimento diminuisce. Ora si scopre che questa regola è scritta nel nostro cervello, è una questione di neuroni. Un team dell’Università di Ginevra ha infatti osservato per la prima volta come la motivazione agisce sui circuiti neuronali associati al processo decisionale. Gran parte delle nostre scelte sono determinate dal livello di motivazione nei confronti di una determinata prospettiva. L’alunno motivato a prendere la borsa di studio si impegnerà a restare al passo con gli esami universitari, l’atleta non più motivato a vincere si ritirerà dallo sport, le persone davvero motivate a dimagrire si metteranno a dieta e chi non è convinto si risparmierà il sacrificio. Tutto ciò si può osservare a livello neuronale. 

Gli esperimenti descritti sulla rivista Neuron sono stati condotti sui topi ma c’è motivo di credere che i risultati valgano anche per gli esseri umani. 

«Volevamo osservare come le informazioni sensoriali trasmesse dai neuroni nella corteccia vengono alterate dal grado di motivazione e in che misura quest'ultima può avere un effetto sull'apprendimento e sulle prestazioni in un compito decisionale», spiega Sami El-Boustani, l'autore principale dello studio.

Gli animali dell’esperimento non avevano accesso libero all’acqua. I ricercatori gli consentivano di bere solo nel caso in cui rispondessero correttamente a un determinato stimolo tattile (una tiratina di baffi a destra ma non a sinistra). L’azione necessaria per ottenere l’acqua consisteva nel leccare un beccuccio.  I ricercatori hanno osservato come cambiava il comportamento degli animali a seconda dell’intensità della sete, ossia in base al livello di motivazione. 

In condizioni di sete estrema (motivazione eccessiva) le performance erano scarse: gli animali leccavano il beccuccio in maniera indiscriminata indipendentemente dallo stimolo tattile ricevuto. Al contrario in condizioni di sete moderata la performance era ottimale: gli animali con una motivazione alta ma non eccessiva leccavano il beccuccio, ottenendo l’acqua, rispondendo correttamente allo stimolo (tirata di baffi a destra). Infine, quando la motivazione mancava del tutto perché gli animali non erano assetati, il rendimento calava. Tutto come previsto dalla legge di Yerkes e Dodson. 

Ora arriva la novità. Osservando l’attività neuronale dei topi, i ricercatori hanno scoperto che i neuroni dei circuiti associati al processo decisionale venivano iper-attivati quando i topi erano iper-motivati.  Al contrario in corrispondenza di livelli bassi di motivazione i segnali elettrici emessi dai neuroni erano deboli.

Secondo i ricercatori l’eccessivo eccitamento dei neuroni genera confusione, al punto che gli animali non sono più sicuri delle loro percezioni. Così si spiega come mai l’iper-motivazione fa calare il rendimento: la percezione dello stimolo è distorta e di conseguenza anche la risposta allo stimolo diventa imprecisa. 

«L’ipermotivazione porta a una forte stimolazione dei neuroni corticali, che provoca una perdita di precisione nella percezione degli stimoli tattili», afferma Giulio Matteucci primo autore dello studio. 

Al contrario, nello stato di bassa motivazione, l'accuratezza delle percezione sensoriali viene recuperata, ma la forza del segnale è troppo bassa per essere trasferita correttamente in una azione.

«I risultati rivelano che il livello di motivazione non influisce solo sul processo decisionale, ma anche sulla percezione delle informazioni sensoriali, che porta alla decisione», spiega Carl Petersen, professore presso il Brain Mind Institute dell'EPFL e coautore dello studio.

Lo studio fornisce quindi la spiegazione neuronale alla legge di Yerkes-Dodson, confermando quanto già teorizzato dai due psicologi americani: il massimo rendimento si ottiene con la motivazione giusta, né troppo alta né troppo bassa.