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DidascaliaImmagine: Houssain tork, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Per comprendere il fenomeno della resistenza agli antibiotici, forse, non basta guardare agli ospedali, agli allevamenti di animali o agli armadietti delle medicine dentro le nostre case. Per comprendere meglio il fenomeno può essere utile allargare il quadro, concentrandosi anche sull'ambiente esterno e in particolare sul suolo dove da milioni di anni i batteri combattono una silenziosa guerra chimica. In questo scenario, anche il clima potrebbe avere un ruolo chiave.
Uno studio pubblicato su Nature Microbiology suggerisce infatti che la siccità, sempre più frequente in molte regioni del pianeta, possa favorire la diffusione della resistenza agli antibiotici, creando un collegamento diretto tra cambiamento climatico, ecosistemi naturali e infezioni ospedaliere.
Gli antibiotici non sono un’invenzione umana in senso stretto. Molti di loro sono la riproduzione di molecole naturali prodotte da batteri e funghi per difendersi e competere con altre specie. Molti dei farmaci utilizzati oggi derivano proprio da questi microrganismi, come gli Streptomyces. Non sono una novità nemmeno le capacità di alcuni batteri di sfuggire a queste sostanze - quella che comunemente chiamiamo resistenza - grazie a caratteristiche conferite loro da specifici geni, che possono anche passare da un organismo a un altro.
Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology di Pasadena si è ora chiesto in che modo i cambiamenti indotti al suolo dal clima possono influenzare la diffusione della resistenza agli antibiotici.
La risposta, secondo i ricercatori, passa dall’acqua — o meglio, dalla sua mancanza. Lo studio mostra che quando il suolo si secca, gli antibiotici naturali presenti nel terreno si concentrano nell’acqua residua. «Questo aumenta l’esposizione dei batteri agli antibiotici», spiegano gli autori, e accelera la selezione naturale: i batteri sensibili muoiono, quelli resistenti sopravvivono e diventano più numerosi.
Il fenomeno è stato osservato analizzando campioni di suolo provenienti da diverse regioni del mondo e poi riprodotto in laboratorio. Il risultato è sempre lo stesso: in condizioni di siccità aumentano i geni di resistenza agli antibiotici e si diffondono batteri più difficili da eliminare.
La parte più sorprendente della ricerca arriva però quando i dati ambientali vengono messi in relazione con quelli sanitari. Gli studiosi hanno confrontato le informazioni climatiche con i dati sulla resistenza agli antibiotici provenienti da ospedali di 116 Paesi. È emersa una correlazione molto forte: le regioni più aride presentano livelli più alti di resistenza negli isolati batterici clinici.
«Questa correlazione rimane solida anche tenendo conto del reddito nazionale», osservano i ricercatori, suggerendo che il fenomeno non dipenda soltanto dall’uso più o meno corretto degli antibiotici o dalla qualità dei sistemi sanitari. Potrebbe invece esistere un meccanismo globale in cui il clima influenza l’evoluzione dei batteri patogeni.
Se questa interpretazione sarà confermata, il cambiamento climatico potrebbe avere un ruolo anche nell’aggravare la crisi degli antibiotici. Applicando i modelli climatici alle loro analisi, gli autori prevedono infatti che l’aumento delle condizioni di aridità in molte aree del pianeta potrebbe essere accompagnato da una crescita della resistenza agli antibiotici negli ospedali.
Lo studio ridefinisce così quello che gli scienziati chiamano «asse suolo-clinica». Finora questa espressione indicava soprattutto il fatto che molti antibiotici vengono scoperti nei microrganismi del terreno. Ora, però, lo stesso asse potrebbe descrivere anche il percorso opposto: dalle pressioni ambientali nei suoli alla diffusione della resistenza fino agli ospedali.
Il messaggio, in fondo, è che la resistenza agli antibiotici non è solo una questione di prescrizioni mediche o di nuovi farmaci da sviluppare. È anche una storia ecologica e climatica, che comincia sotto i nostri piedi, nei terreni che cambiano con il riscaldamento globale e la siccità. E che, lentamente, può arrivare fino alle corsie degli ospedali.
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