Terapia genica per talassemia e anemia falciforme. Funziona anche l’approccio con Crispr

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Terapia genica per talassemia e anemia falciforme. Funziona anche l’approccio con Crispr

Il ventaglio delle opzioni terapeutiche basate sull’intervento genetico si allarga. I primi pazienti con anemia falciforme e beta-talassemia sottoposti alle terapie geniche non hanno bisogno di trasfusioni. L’editing genetico con Crispr è efficace quanto quello più “tradizionale”

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Immagine: NIH Image Gallery from Bethesda, Maryland, USA, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Correggere il difetto genetico all’origine del malfunzionamento dell’emoglobina. È l’obiettivo comune di due terapie geniche che potrebbero rappresentare la cura definitiva per l’anemia falciforme e la beta-talassemia. Una di queste terapie si basa sull’editing genetico Crispr, l’altra su una tecnica più tradizionale che sfrutta i vettroi virali per il trasporto di materiale genetico. 

Che le due strategie terapeutiche siano state annunciate in contemporanea, sul New England Journal of Medicine (NEJM) e al meeting dell’American Society of Hematology (ASH), non è una pura coincidenza. Significa piuttosto che la possibilità di intervenire sui geni per curare patologie ereditarie del sangue si è fatta concreta e c’è da aspettarsi l’annuncio di altre terapie di questo tipo nel prossimo futuro. 

L’anemia falciforme e la beta-talassemia sono accomunate da un difetto genetico dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi incaricata di trasportare l’ossigeno. 

Nell’anemia falciforme la proteina alterata provoca una deformazione dei globuli rossi che assumono l’aspetto ricurvo di una falce causando ostruzioni dei vasi sanguigni che provocano forti dolori e aumentano il rischio di danni agli organi e di ictus.

Nella beta-talassemia il difetto dell’emoglobina provoca invece la distruzione dei globuli rossi e una conseguente carenza di ossigeno nei tessuti. Entrambe le malattie richiedono frequenti trasfusioni di sangue e l’unica cura attualmente disponibile è il trapianto di midollo osseo, una procedura invasiva e rischiosa. 

La genetica rappresenta la soluzione ideale: il difetto viene riparato a monte e l’emoglobina viene prodotta nella versione normale. Lo si può fare con Crispr o con altre tecniche più tradizionali. 

Comunque sia, l’obiettivo è lo stesso. L’intervento genetico avviene sulle cellule staminali prelevate dal sangue dei pazienti che vengono modificate in laboratorio silenziando un gene chiamato BCL11A (un interruttore che spegne il processo corretto di formazione dell’emogloblina) responsabile della produzione dell’emoglobina difettosa. Le cellule staminali modificate vengono poi reinfuse nei pazienti sottoposti precedentemente a chemioterapia per eliminare le cellule malate. Grazie all’intervento genetico l’emoglobina torna a funzionare correttamente, consentendo la produzione dei globuli rossi nei pazienti con beta-talassemia e smettendo di deformarli nei pazienti con anemia falciforme. 

Gli scienziati che si sono serviti di Crispr per effettuare la correzione del difetto genetico hanno usato un enzima specifico per il taglio del Dna che è stato indirizzato dall’Rna guida verso il punto preciso del gene BCL11A in cui eseguire “la riparazione”. 

L’altro gruppo di ricerca ha adottato una tecnica diversa. In questo caso il materiale genetico necessario per effettuare la modifica è stato trasportato alle cellule staminali del sangue da un “classico” vettore virale. 

I due approcci si sono rivelati efficaci allo stesso modo. I pazienti hanno cominciato a produrre emoglobina senza difetti e non hanno avuto bisogno di  trasfusioni. 

La terapia genica basata sul vettore virale è stata testata in sei pazienti con anemia falciforme che sono stai seguiti per sei mesi: i sintomi della malattia si erano ridotto notevolmente o erano addirittura scomparsi durante il periodo di osservazione. 

L’editing genetico effettuato con Crispr ha funzionato altrettanto bene. Sono passati quasi due anni dall’intervento genetico su due pazienti, uno affetto da anemia falciforme e l’altro da beta-talassemia, ed entrambi oggi sono in buone condizioni di salute. I risultati della tecnica Crispr su altri sette pazienti verranno presentati al meeting dell’American Society of Hematology. 

Potrebbe dunque aumenta il ventaglio delle terapie genetiche a disposizione dei pazienti con le due patologie del sangue caratterizzate da difetti dell’emoglobina. Le nuove strategie potrebbero andare ad aggiungersi a una terapia genica già approvata dall’FDA per alcuni pazienti con beta-talassemia che consiste nell’ingegnerizzazione delle cellule staminali del midollo osseo prelevate dal paziente e nella loro reinfusione. 

Ci vorrà del tempo prima che questo tipo di terapie complesse e costose siano accessibili a un gran numero di pazienti. Ma la strada è oramai aperta e il traguardo si avvicina sempre più.