Il trapianto fecale potrebbe proteggere i neonati trattati con antibiotici

Lo studio

Il trapianto fecale potrebbe proteggere i neonati trattati con antibiotici

di redazione
Gli antibiotici compromettono il microbiota intestinale dei neonati esponendoli al rischio di polmoniti, asma e allergie negli anni successivi. Non bisogna abusarne, ma in alcuni casi non se ne può fare a meno. La proposta: ripristinare l’equilibrio del microbioma con il trapianto fecale

Compensare il danno causato dall’uso degli antibiotici nei neonati con il trapianto fecale. È la proposta di un gruppo di ricercatori del Cincinnati Children's Hospital Medical Center pubblicata su Science Translational Medicine. Nei bambini appena nati si cerca di evitare il ricorso alle terapie antibiotiche, ma non sempre è possibile. Un’infezione da streptococco B, per esempio, può causare sepsi, polmonite e meningite nei neonati e in questo l’antibiotico è d’obbligo. Le conseguenze però possono essere non trascurabili. Lo squilibrio del microbioma intestinale provocato dai farmaci può compromettere il sistema immunitario al punto da aumentare il rischio di infezioni, polmoniti, asma e altre allergie negli anni successivi. 

I ricercatori hanno condotto uno studio in due fasi, analizzando nella prima l’impatto sulla salute dell’uso precoce di antibiotici e valutando nella seconda la possibilità di ricorrere al trapianto fecale per ristabilire la biodiversità nella comunità microbica intestinale. 

I primi dati risalgono al 2017 e provengono da esperimenti sui topi: gli animali che avevano assunto antibiotici appena nati e venivano in seguito esposti a batteri responsabili della polmonite manifestavano sintomi gravi per l’infezione nelle 60 ore successive alla somministrazione dei farmaci. Al contrario, gli animali non trattati con antibiotici non sviluppavano la polmonite. 

Ricorrendo a tecniche di analisi genomica, i ricercatori hanno analizzato i tipi di cellule immunitarie presenti nei polmoni e i tipi di batteri presenti nell’intestino dei topi. Gli scienziati hanno osservato che la terapia antibiotica aveva provocato cambiamenti sia nella quantità che nella struttura dei neutrofili, un tipo di cellule immunitarie, che si trovano nel sangue e nel tessuto polmonare, rinvenendo danni anche in altri tipi di cellule immunitarie, inclusi i linfociti T, i macrofagi alveolari e i macrofagi interstiziali. Questi cambiamenti producevano una risposta iperinfiammatoria nei polmoni. 

Ma il danno causato dagli antibiotici al microbioma può essere ripristinato trasferendo nell'intestino di un neonato scorte di batteri buoni prelevate da donatori con u ricco patrimonio di microbi intestinali, una procedura chiamata trapianto fecale.

Il trapianto fecale effettuato sugli animali ha riportato i batteri buoni ai normali livelli di pre-esposizione agli antibiotici. Il microbiota intestinale “ristrutturato” ha rafforzato il sistema immunitario e protetto i polmoni dall'infezione che causa la polmonite.

Potrebbero volerci anni prima che il trapianto fecale entri nella prassi clinica come terapia dei neonati sottoposti a cure antibiotiche. A parte un  piccolo studio pubblicato nel 2020 condotto in Danimarca che ha scoperto che il trapianto fecale da madre a figlio dopo un taglio cesareo induce il microbiota intestinale del neonato a somigliare a quello materno, non esistono molti altri dati sugli esseri umani. 

Sono necessari ulteriori studi per poter tradurre i risultati ottenuti sugli animali nei neonati. Nel frattempo i ricercatori invitano a un uso prudente degli antibiotici. 

«Non è possibile evitare completamente l'uso di antibiotici nei neonati. In alcuni casi, gli antibiotici sono l'unico modo per prevenire la morte per infezioni come lo streptococco di gruppo B, Tuttavia, questo studio mostra perché l'uso di antibiotici deve essere ridotto al minimo e perché è importante compensare tale utilizzo il prima possibile», ha dichiarato Hitesh Deshmukh, a capo dello studio.