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Lo studio
Tumore delle corde vocali: il cambiamento che lo rende più aggressivo
Redazione
Corpo

Un team di ricercatori ha individuato per la prima volta alcune molecole che, nel cancro delle corde vocali, sono in grado di trasformare un tessuto solido in uno capace di muoversi e diffondere la malattia.

La ricerca è stata realizzata dall'Ifom, l’Istituto di oncologia molecolare dell'Airc, e dal Dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) della Statale di Milano. I dati sono pubblicati sulla rivista Advanced Science.

Ogni giorno le cellule del nostro corpo sono sottoposte a continue forze meccaniche, che per esempio agiscono sui movimenti necessari alla respirazione, alla fonazione, al battito cardiaco. I tessuti sani sono in grado di adattarsi e resistere a queste forze senza perdere la propria integrità. Nei tumori epiteliali, invece, questa capacità di adattamento può favorire la progressione della malattia. Un tessuto che impara a rendersi un po’ “fluido” può permettere alle cellule tumorali di muoversi, invadere e diffondersi. Come questo cambiamento avvenga è rimasto a lungo senza risposta.

«Era già noto – spiega Giorgio Scita, direttore del Laboratorio Ifom Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali e professore di Patologia generale al Dipo della Statale di Milano – che i tessuti epiteliali tendono normalmente a evolversi verso uno stato “solido”, in cui le cellule sono serrate le une alle altre e scarsamente mobili. Per mutuare una metafora del traffico automobilistico, lo stato è anche detto jammed, o bloccato. Tale stato esercita peraltro una funzione protettiva per il resto dell’organismo e dunque per il paziente, dato che impedisce alle cellule tumorali di muoversi e diffondersi. Per diventare invasive, le cellule devono superare questo ostacolo, transitando verso uno stato più “fluido”».

I risultati del nuovo studio, condotto da Hind Abdo, prima autrice dell’articolo, e Giorgio Scita, hanno permesso di dimostrare che la transizione verso uno stato fluido e invasivo richiede l’attivazione di geni specifici. Negli esperimenti i ricercatori hanno utilizzato diversi tipi di cellule in coltura: cheratinociti umani, cellule di carcinoma epidermoide, espianti di colture primarie di epitelio bronchiale sano e cellule di carcinoma delle corde vocali e di carcinoma squamocellulare, in varie combinazioni.

«Ciò che rende questa scoperta concettualmente rilevante – assicura Scita - è che abbiamo identificato un programma molecolare preciso e non una risposta passiva a sollecitazioni fisiche. Tale programma consente la transizione del tessuto da uno stato solido e immobile a uno fluido e invasivo. Un livello di controllo molecolare di questo tipo – precisa - non era ancora stato dimostrato in questo contesto».

La disponibilità di inibitori delle connessine già noti apre scenari terapeutici che il gruppo intende esplorare in studi futuri, insieme alla validazione dei risultati in colture cellulari tridimensionali e in animali di laboratorio. 

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