Tumore dell’endometrio: la coppia immunoterapia-PARP inibitore riduce del 45% il rischio di progressione di malattia o morte

Esmo 2023

Tumore dell’endometrio: la coppia immunoterapia-PARP inibitore riduce del 45% il rischio di progressione di malattia o morte

di redazione

Durvalumab più chemioterapia a base di platino, seguiti da durvalumab in monoterapia o durvalumab più olaparib, possono migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola chemioterapia nella popolazione globale dello studio di pazienti con nuova diagnosi di tumore dell’endometrio avanzato o ricorrente.

A questi risultati è arrivato lo studio di Fase III DUO-E, presentati sabato 21 ottobre al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), a Madrid fino al 24 ottobre.

Il tumore dell'endometrio è il più comune tra i tumori ginecologici. La prognosi per i casi di recidiva «non è buona e la mortalità rimane alta - spiega Domenica Lorusso, responsabile dell'Unità Programmazione ricerca clinica del Gemelli di Roma e professoressa di Ginecologia e ostetricia alla Humanitas di Milano - per questo servono terapie efficaci. I nuovi risultati presentati al Congresso ESMO mostrano, per la prima volta, il potenziale della combinazione dell’immunoterapia con un PARP inibitore nel fornire un miglioramento clinico significativo. Va inoltre sottolineato – aggiunge - che i benefici dell’immunoterapia tendono a durare nel tempo. I dati dello studio DUO-E possono offrire, agli oncologi e alle pazienti, nuove opportunità terapeutiche contro il carcinoma dell’endometrio che è un tumore che negli anni abbiamo un po’ sottovalutato e che oggi è unico tra i tumori ginecologici con incidenza e mortalità in aumento». In Italia si registrano più di 10 mila nuovi casi ogni anno.

«Esistono diversi fattori di rischio conclamati – ricorda Saverio Cinieri, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) - come obesità, nulliparità, ipertensione e diabete mellito. Gioca poi un ruolo, nell’insorgenza della neoplasia, anche una maggiore predisposizione genetica e familiare. La malattia tende a svilupparsi solitamente dopo i 50 anni, in seguito alla menopausa. Tuttavia circa il 25% delle neoplasie si presenta in età premenopausale. Il primo sintomo da non sottovalutare è il sanguinamento anomalo, che dovrebbe mettere in allarme sia in pre che in postmenopausa».

Per anni le opzioni terapeutiche per la maggior parte delle pazienti con tumore dell’endometrio avanzato sono rimaste limitate e non sono cambiate.

Si comprende perciò che in AstraZeneca si dichiarino «soddisfatti» dei dati dello studio DUO-E. Ora, dice Susan Galbraith, vicepresidente esecutivo, Oncology R&D, dell'azienda, «siamo in attesa di discutere i dati con le autorità regolatorie a livello globale e di offrire alle pazienti questi nuovi approcci terapeutici il più presto possibile».