Tumore alla mammella in stadio iniziale: i nuovi dati confermano che ribociclib riduce il rischio di recidive in tutti i sottogruppi

Esmo 2023

Tumore alla mammella in stadio iniziale: i nuovi dati confermano che ribociclib riduce il rischio di recidive in tutti i sottogruppi

di redazione

Gli ultimi risultati dell’analisi per sottogruppi dello studio NATALEE, presentati al Congresso della Società europea di oncologia (European society for medical oncology, Esmo, a Madrid fino al 24 ottobre), dimostrano che i benefici di sopravvivenza libera da malattia invasiva (iDFS) con ribociclib rimangono costanti in tutti i sottogruppi, compresi i pazienti con tumore in stadio II, con linfonodo sentinella negativo o con più di 65 anni. I dati rafforzano i risultati presentati in precedenza che mostrano come l’utilizzo in fase di sperimentazione di ribociclib con la terapia endocrina (ET) riduca in maniera significativa il rischio di recidive in una popolazione di pazienti con tumore al seno in fase iniziale HR+/HER2-, mantenendo allo stesso tempo inalterata la qualità di vita dei pazienti nel setting adiuvante.

«Le analisi per sottogruppi forniscono un quadro più completo dei benefici clinici per i pazienti - spiega Aditya Bardia, professore di Medicina all’Harvard Medical School - e sono cruciali per guidare le scelte di trattamento, perché aiutano a capire come diversi sottogruppi possono rispondere alle terapie. Considerati i risultati dei pazienti trattati con la sola terapia endocrina, questa analisi evidenzia i possibili benefici di aggiungere ribociclib alla terapia endocrina per ridurre il rischio di recidive».

«Anche con la terapia endocrina, le recidive del tumore rimangono poco prevedibili – commenta Paola Coco, CSO & Medical Affairs Head di Novartis Italia - e troppi pazienti diagnosticati con tumore della mammella in fase iniziale in stadio II e III HR+/HER2- si trovano ad affrontare questa situazione. Siamo orgogliosi di fornire con questi dati una risposta alla necessità di una nuova opzione adiuvante che riduca il rischio di recidive in maniera coerente tra i diversi gruppi di pazienti a rischio».