Tumore al seno: in stadio precoce, abemaciclib riduce il rischio di recidiva

Esmo 2023

Tumore al seno: in stadio precoce, abemaciclib riduce il rischio di recidiva

di redazione

La terapia adiuvante post operatoria con abemaciclib, a cinque anni, riduce del 32% il rischio di recidiva nel tumore alla mammella in stadio precoce e migliora la sopravvivenza libera da malattia invasiva del 7,6%.

Lo dimostrano i risultati a cinque anni di un’analisi dello studio di Fase 3 monarchE che ha valutato l’utilizzo del farmaco per due anni in combinazione con terapia endocrina (ET) rispetto alla sola ET nei pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale (EBC) positivo ai recettori ormonale (HR+), negativo al recettore del fattore di crescita umano epidermico di tipo 2 (HER2-), linfonodo-positivo, ad alto rischio di recidiva.

Questi dati sono stati resi noti durante il Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), a Madrid dal 20 al 24 ottobre.

Il periodo di cinque anni «è un punto di riferimento consolidato per gli studi clinici sul tumore al seno in fase adiuvante – spiega Lucia Del Mastro, direttrice della Clinica di Oncologia medica del Policlinico San Martino di Genova - e rappresenta una pietra miliare importante per i pazienti e i clinici in questo setting con finalità curativa. I dati a cinque anni di monarchE dimostrano chiaramente un effetto che va oltre il completamento dei due anni di trattamento con abemaciclib – prosegue - con le curve della sopravvivenza libera da malattia invasiva e della sopravvivenza libera da recidiva a distanza che continuano a separarsi».

I benefici ottenuti da abemaciclib in aggiunta alla terapia endocrina «tendono a protrarsi anche dopo la fine del trattamento, che dura due anni – precisa Valentina Guarneri, direttrice dell'Oncologia 2 dell’Istituto oncologico veneto e docente di Oncologia medica all’Università di Padova. «L’effetto è molto evidente sulle recidive locali e su quelle a distanza – precisa - che sono responsabili della malattia metastatica: evitarle implica non soltanto allungare la sopravvivenza, ma anche aumentare la probabilità di guarigione».

Nel 2022, in Italia, sono stati stimati 55.700 nuovi casi di carcinoma della mammella, il più frequente in tutta la popolazione.

Circa il 70% dei casi di tumore del seno risulta del sottotipo HR+, HER2-. Nonostante la prognosi di questi tumori sia generalmente favorevole, i pazienti ad alto rischio sono tre volte più esposti a sviluppare la recidiva rispetto a quelli a basso rischio e nella maggior parte si tratta di malattia metastatica incurabile. Perciò, sottolinea Saverio Cinieri, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), «è importante che la ricerca metta a disposizione terapie molto efficaci come abemaciclib».

A Madrid è stata presentata anche un’analisi che dimostra come la riduzione del dosaggio non abbia compromesso l’efficacia di abemaciclib nello studio monarchE, il che è coerente con i risultati già pubblicati nel setting metastatico. La riduzione del dosaggio, se necessaria, può risultare una strategia efficace per gestire gli effetti collaterali e perseguire l’obiettivo di massimizzare l’aderenza alla terapia nei due anni di trattamento per il tumore del seno precoce ad alto rischio.