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Tumori neuroendocrini, Italia capofila di uno studio mondiale su nuovo radiofarmaco
Redazione
Corpo

È in grado di “taggare” e colpire le cellule tumorali, distinguendole da quelle sane, senza danneggiare queste ultime. Stiamo parlando della terapia con radioligandi, la nuova frontiera della medicina di precisione in ambito medico-nucleare, che lascia intravedere progressi nel trattamento dei tumori neuroendocrini.

I risultati dello studio NEET 2, il più ampio mai realizzato, che ha reclutato oltre 200 pazienti da 36 centri, di cui 8 in Italia, ha dato risultati incoraggianti che saranno presentati per la prima volta all’ASCO 2024 dai coordinatori dello studio, Simron Singh dell’Odette Cancer Center, Università di Toronto e da Diego Ferone, presidente eletto della Società Italiana di Endocrinologia e direttore della Clinica Endocrinologica dell’IRCCS Policlinico San Martino, Università di Genova.

«I NET sono un gruppo eterogeneo di neoplasie con sintomi variabili, a volte silenti che li rendono non facilmente identificabili, soprattutto nelle fasi iniziali. In Italia si stimano circa 3mila nuove diagnosi all’anno e, di queste, le neoplasie del tratto digerente (GEP-NET) rappresentano il 60-70 per cento dei casi. I tumori neuroendocrini che interessano il digerente non danno chiari sintomi e circa il 40-50 per cento dei pazienti  viene diagnosticato in fase già metastatica. Il nostro studio ha valuto l’efficacia e la sicurezza del radioligando Lutathera proprio su questi pazienti affetti da tumori non più aggredibili con terapie standard e non operabili», dichiara Diego Ferone.

I risultati dello studio hanno soprattutto dimostrato un significativo aumento della sopravvivenza libera da malattia in una percentuale molto alta di questi pazienti con tumore avanzato, di nuova diagnosi e positivi ai recettori della somatostatina, rispetto ad una terapia standard. 

«Il beneficio più rilevante  è che si tratta di una terapia di ultra-precisione che unisce un’elevata efficacia in termini di controllo della malattia, alla sicurezza e tollerabilità grazie ad una tossicità minima», aggiunge Manuela Albertelli, coordinatore della Commissione Scientifica SIE, nonché ricercatore coinvolto direttamente nello studio clinico NETTER-2. 

Con 8 su 36 centri attivati in 8 Paesi del mondo (Italia, Canada, USA, Corea del Sud, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito) l’Italia è capofila del più ampio studio mai realizzato per valutare sicurezza ed efficacia del radiofarmaco contro le forme più severe di tumore neuroendocrino.

«Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a realizzare questi risultati così positivi, davvero notevoli per l’impatto sulla qualità di vita dei pazienti grazie a personalità di spicco della nostra società. Infatti l’Italia ha dato un importante contributo in termini di centri coinvolti e numero di pazienti arruolati, tra i più numerosi rispetto agli altri paesi. Tuttavia, il nostro apprezzamento è nella consapevolezza di poter garantire ai nostri pazienti un trattamento moderno e sicuro, tra i più innovativi a livello globale»,  conclude Gianluca Aimaretti, presidente SIE. 

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