Tumori di testa e collo. La saliva può dire qual è il trattamento giusto

Lo studio

Tumori di testa e collo. La saliva può dire qual è il trattamento giusto

Un microRNA rilevabile nella saliva potrebbe indicare se il tumore risponde alle terapie mirate o se è opportuno iniziare fin da subito con la chemioterapia

34590_web.jpg

Immagine: Courtesy of Jennifer R. Grandis, M.D., F.A.C.S. (This image relates to an article that appeared in the July 28, 2011, issue of Science Express, published by AAAS. [...] "The Mutational Landscape of Head and Neck Squamous Cell Carcinoma.")
di Antonino Michienzi

Il dosaggio dei livelli di un frammento di RNA nella saliva potrebbe essere la bussola per selezionare il miglior trattamento per i pazienti con tumori di testa e collo.

Un gruppo di ricercatori italiani, diretto da Gustavo Baldassarre a capo del la struttura complessa di Oncologia molecolare e modelli preclinici di progressione tumorale presso il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, ha infatti scoperto che elevati livelli di espressione del microRNA miR-9 nelle cellule tumorali (ma rinvenibili anche nella saliva dal momento che viene secreto dal tumore) sono indicativi di resistenza alla radioterapia e alla terapia mirata con anticorpi monoclonali diretti contro il recettore EGFR (per esempio Cetuximab). I risultati dello studio sono stati pubblicati su Embo Molecular Medicine.

«Questo lavoro nasce da una precedente ricerca in cui avevamo identificato una firma molecolare di quattro microRNA che sono in grado di fornire indicazioni sulla probabilità che i pazienti con carcinomi squamosi della testa e del collo possano sviluppare o no una recidiva», racconta la prima firmataria dello studio Francesca Citron, oggi ricercatrice al MD Anderson Cancer Center a Houston grazie ad un grant di Fondazione AIRC, ma che ha condotto la ricerca durante la sua permanenza al Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano.

I carcinomi a cellule squamose della testa e del collo sono un gruppo di tumori che colpiscono la bocca, la gola (orofaringe), la laringe, la faringe. Complessivamente, ogni anno, si registrano quasi 900 mila nuovi casi e 450 decessi dovuti a queste neoplasie. 

Immagine: Citron F et al. miR-9 modulates and predicts the response to radiotherapy and EGFR inhibition in HNSCC. EMBO Mol Med (2021)e12872

A oggi il trattamento dei tumori di testa e collo - quando non è possibile asportare chirurgicamente la neoplasia - comprende la radioterapia, la chemioterapia e, in alcuni pazienti, anticorpi monoclonali diretti contro il recettore EGFR che è eccessivamente espresso in molti pazienti. Il trattamento con la radioterapia e quest’ultimo farmaco consente di non utilizzare la chemioterapia, garantendo la stessa efficacia ma minori effetti collaterali. «Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono al trattamento e oggi non abbiamo modo di discernere in quali è preferibile optare per questo approccio e per quali è necessario ricorrere alla chemio-radioterapia», spiega Citron. 

Lo studio attuale potrebbe fornire una soluzione a questo problema. 

I ricercatori hanno infatti ricostruito i meccanismi che portano allo sviluppo della resistenza: la reazione a catena parte dall’attivazione di EGFR che agisce sul microRNA miR-9; questo, a sua volta, legandosi a un mediatore chiamato KLF5, lascia via libera al fattore di trascrizione SP1 da cui derivano la resistenza e una maggiore aggressività del tumore. 

Alti livelli di miR-9, dunque, fanno capire che il motore della resistenza sta andando a pieni giri.

«Al momento è difficile ipotizzare che si possa mirare a questo complesso meccanismo con un farmaco», dice Citron. «Tuttavia, sarebbe possibile utilizzare queste informazioni per personalizzare il trattamento. Ricercando questi marcatori nella saliva biopsia dei pazienti, o nel caso di miR-9 nei campioni di saliva, potremmo intuire in anticipo quali sono i pazienti da indirizzare al trattamento con radioterapia associato all’inibitore di EGFR e chi, invece, beneficerebbe maggiormente dalla combinazione di radio- e chemioterapia. In modo da garantire a ciascun malato, fin da subito, il trattamento più efficace sulla base delle sue caratteristiche».