Un vaccino a mRna contro l’Hiv dà risultati promettenti sui macachi

La speranza

Un vaccino a mRna contro l’Hiv dà risultati promettenti sui macachi

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Immagine: BallenaBlanca, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Potrebbe esserci finalmente un vaccino contro l’Hiv, il virus irriducibile, campione di trasformismo. La nuova arma si basa sulla tecnologia a mRna. Nei test sui macachi ha ridotto il rischio di infezione del 79%. La ricerca è guidata da uno scienziato italiano

Sono circa quarant’anni oramai che si cerca di bloccarlo alla “frontiera”, ma lui sa sfuggire ai controlli come pochi altri, si nasconde dove è impossibile trovarlo, è un campione di trasformismo e conosce mille trucchi per bucare le difese. L’Hiv può essere tenuto sotto controllo con i farmaci, ma non si è ancora trovato un vaccino in grado di prevenirne l’infezione. Ora però uno dei più agognati traguardi della ricerca nel campo delle malattie infettive appare più vicino. Un vaccino sperimentale che usa la tecnologia dell’Rna messaggero, la stessa dei vaccini anti-Covid, ha dato risultati promettenti nei test sugli animali, topi ma anche scimmie.

A capo della ricerca pubblicata su Nature Medicine c’è l’italiano Paolo Lusso, responsabile del Laboratorio di Patogenesi Virale del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) di Washington diretto da Anthony Fauci. Ancora è presto per cantare vittoria ma intanto il nuovo vaccino ha dimostrato di avere i due requisiti fondamentali per poter passare alle fasi successive della ricerca: è sicuro e produce la risposta immunitaria prevista contro il virus SHIV (simian-human immunodeficiency), l’equivalente dell’Hiv nelle scimmie. I macachi esposti al virus che avevano ricevuto una prima dose e molteplici dosi successive del vaccino riducevano il rischio di infezione del 79 per cento rispetto agli animali non vaccinati. 

«Nonostante quasi quattro decenni di sforzi da parte della comunità di ricerca globale, un vaccino efficace per prevenire l'Hiv rimane un obiettivo sfuggente. Questo vaccino sperimentale a mRNA combina diverse caratteristiche che possono superare i punti deboli di altri vaccini sperimentali per l'HIV e rappresenta quindi un approccio promettente», ha dichiarato Anthony Fauci,  direttore del NIAID e coautore dello studio. 

Il nuovo vaccino contro l’Hiv si basa sullo stesso meccanismo dei vaccini a mRna anti Covid, cambia solo il contenuto del “libretto di istruzioni” consegnato all’organismo. I vaccini anti Covid fornivano le indicazioni per produrre la proteina spike, il vaccino contro l’Hiv consegna una guida per costruire due proteine chiave dell’Hiv chiamate Env e Gag (Vlp, virus like protein). 

Una volta vaccinati, gli animali assemblano le due proteine nelle cellule muscolari e producono particelle simili a virus costellate di numerose copie di Env sulla loro superficie. Queste particelle non possono causare infezioni o malattie perché non posseggono il codice genetico completo dell’HIV, ma possono stimolare le stesse risposte immunitarie del virus completo.  

Negli esperimenti sui topi sono bastate due dosi del vaccino per indurre la produzione di anticorpi neutralizzanti. Nei macachi sono state necessarie molteplici dosi booster dalla composizione diversa rispetto alla prima dose nel corso di un anno con dosaggi elevati. Nonostante ciò, gli effetti collaterali sono stati solo di entità lieve o moderata, tra cui la perdita di appetito. 

Entro la 58esima settimana, tutti i macachi vaccinati avevano sviluppato livelli misurabili di anticorpi neutralizzanti diretti contro la maggior parte dei ceppi del virus usati per il test. Oltre agli anticorpi neutralizzanti, il vaccino ha indotto una robusta risposta delle cellule immunitarie T helper. 

A partire dalla 60esima settimana, sia gli animali immunizzati che non immunizzati sono stati esposti ogni settimana al virus SHIV. Dopo 13 settimane di esposizione, due macachi immunizzati su sette non sono stati infettati. Gli animali non immunizzati hanno contratto l’infezione in media dopo tre settimane, mentre quelli vaccinati che si sono infettati lo hanno fatto dopo otto settimane. 

«Stiamo ora perfezionando il nostro protocollo vaccinale per migliorare la qualità e la quantità delle proteine Vlp prodotte per aumentare ulteriormente l'efficacia del vaccino e ridurre il numero di inoculazioni necessarie per produrre una risposta immunitaria robusta. Una volta confermata la sicurezza e l’efficacia, prevediamo di condurre una sperimentazione di fase 1 di questa piattaforma vaccinale in volontari adulti sani», ha affermato Lusso.

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