All'Italia il record europeo delle persone esposte al virus dell'epatite C

Il convegno

All'Italia il record europeo delle persone esposte al virus dell'epatite C

di redazione

Oltre 200 mila italiani non sanno di essere affetti da epatite C e il nostro Paese è tra quelli in Europa con il maggior numero di persone esposte al virus. E pur avendo raggiunto il primo obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità della riduzione al 65% delle morti da epatite C, è ancora lontana da quello dell’eradicazione del virus entro il 2030.

Intorno a questi dati si è tenuto lunedì 10 giugno a Roma il convegno “L’Europa e l’Italia nell’obiettivo dell’eradicazione dell’infezione da Hcv”, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute in collaborazione con Onde, Osservatorio nazionale per i diritti dei malati.

«Oggi, grazie alla nuova terapia antivirale IFN-free è possibile guarire nel 95% dei casi – osserva Gian Ludovico Rapaccini, direttore di Medicina interna e gastroenterologia del Policlinico Gemelli e coordinatore scientifico dell’evento - ma, purtroppo, la maggior parte dei pazienti affetti da epatite C non ne è a conoscenza o non si cura sistematicamente. Infatti attualmente sono stati avviati solo 170 mila trattamenti antivirali a fronte dei 240 mila previsti per il triennio 2017-2019. Bisogna puntare molto sull’informazione e la prevenzione. I pazienti che non seguono adeguatamente le cure o non sono a conoscenza di essere affetti da Hcv e quindi non sono trattati per tempo rischiano la degenerazione della patologia sino alla cirrosi epatica o al tumore al fegato, due delle principali complicazioni con conseguente aumento dei costi sanitari e sociali per il trattamento della patologia in stato avanzato».

L’Osservatorio Sanità e Salute ha individuato quattro azioni da mettere in campo con urgenza per provare a invertire il trend. Innanzitutto il proseguimento della sorveglianza dei pazienti che hanno risposto al trattamento antivirale ma con cirrosi. Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è poi l’attività di prevenzione attraverso una sorveglianza stretta delle popolazioni a rischio di reinfezione. Molto importanti anche il proseguimento dello screening per la presenza dell’infezione nei soggetti migranti che pervengono nel nostro Continente. Infine c’è emersione del “sommerso”: l’identificazione, cioè, dei soggetti portatori, anche inconsapevoli, del virus dell’epatite C al fine di eradicare completamente l’infezione.

«È evidente che quest’ultimo è l’obiettivo più difficile da conseguire – sottolinea Cesare Cursi, presidente dell’Osservatorio Sanità e Salute - richiede le maggiori risorse economiche e una capillare attività per la quale sarà fondamentale la collaborazione con i medici sul territorio. Peraltro, sul medio e lungo periodo, tale obiettivo avrà sicuramente un bilancio economico positivo: la scomparsa di una infezione, con relative patologie, dalle nostre popolazioni determinerà la possibilità di non dover più assistere decine o centinaia di migliaia di pazienti con i relativi costi».