L’indagine
Un’altra pandemia si sta diffondendo nel mondo: la solitudine
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    Immagine: Chris de Nice (French Riviera) / Flickr (https://www.flickr.com/photos/blog2nice/16921368336) [CC BY-SA 2.0]
Redazione
La solitudine si sta diffondendo nel mondo come un’epidemia. In alcuni Paesi più di altri. E colpisce a ogni età, non solo gli anziani. I tassi più bassi si trovano in Europa settentrionale. Lo studio sul BMJ si riferisce al periodo pre-pandemia. Tutto lascia pensare che oggi sia peggio

Ci si può convivere, come si fa con una malattia cronica, ma è faticoso e doloroso, i momenti di sollievo sono rari e più si va avanti con gli anni più i sintomi peggiorano. La solitudine non è di per sé una patologia, ma per gli effetti che provoca non sembra neanche qualcosa di tanto diverso. La solitudine accorcia la vita e ne compromette la qualità. In molti Paesi del mondo si sta diffondendo come un’epidemia, pericolosa ma invisibile. 

Uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal ha monitorato i livelli di solitudine in 113 Paesi tra il 2000 e il 2019, scoprendo che nel mondo ci sono sempre più persone sole. 

Un gruppo di ricercatori australiani dell’Università di Sidney ha passato in rassegna 57 studi osservazionali che contenevano delle stime sulla solitudine in diverse fasce della popolazione, adolescenti (12-17 anni), giovani adulti (19-29 anni), persone di mezza età (30-59 anni) e over 60. Negli adolescenti, la prevalenza complessiva della solitudine variava dal 9,2 per cento nel Sud-est asiatico al 14,4 per cento nella regione del Mediterraneo orientale. I Paesi dell’Europa settentrionale sono quelli con il tasso più basso di solitudine in tutte le fasce di età (2,9% per i giovani adulti, 2,7% per gli adulti di mezza età e 5,2% per gli anziani). 

Il numero delle persone sole aumenta nei Paesi dell'Europa orientale (7,5% per i giovani adulti,  9,6% per gli adulti di mezza età e 21,3% per gli anziani).

«Una combinazione di elementi, tra cui l’elevato status socioeconomico, la buona salute generale, il benessere e l’elevata partecipazione sociale potrebbe spiegare i bassi livelli di solitudine nei Paesi dell'Europa settentrionale. Al contrario, i Paesi dell'Europa orientale tendono ad avere livelli di salute, servizi sanitari e welfare statali peggiori», ipotizzano i ricercatori. 

Come si misura la solitudine? Esistono due scale scientificamente validate, la Loneliness Scale della University of California Los Angeles e la scala di De Jong Gierveld, che valuta anche la solitudine emotiva, quella associata alla qualità delle relazioni più che alla quantità delle persone che si frequentano. sembra comunque che  alla fine, il miglior modo per valutare la solitudine sia domandare semplicemente: quanto spesso ti senti solo? Perché la percezione della solitudine è ciò che conta, vale la prospettiva soggettiva e non la misurazione oggettiva.

«Sulla base dei dati di 113 paesi o territori nel periodo 2000-19, abbiamo scoperto che la solitudine a un livello problematico è un'esperienza comune in tutto il mondo. Abbiamo ulteriormente identificato importanti lacune nei dati e una sostanziale variazione geografica nella solitudine. Considerando le conseguenze della solitudine sulla salute fisica, mentale e sociale, i risultati del nostro studio rafforzano l'urgenza di affrontare la solitudine come un importante problema di salute pubblica», scrivono i ricercatori.

Va specificato che i dati dello studio riguardano il periodo pre-pandemico. È molto probabile che il numero delle persone sole sia aumentato notevolmente dopo la pandemia e che il fenomeno non interessi solo le persone anziane. 

«Ciò significa affrontare i fattori sociali e strutturali che influenzano il rischio di solitudine, tra cui povertà, istruzione, trasporti, disuguaglianze e alloggi, nonché aumentare le misure di protezione, come campagne di sensibilizzazione pubblica che affrontano lo stigma e gli stereotipi sulla solitudine, valorizzando il coinvolgimento della comunità e partecipazione», commentano i ricercatori.

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